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Da Soresina alle Mentawai, P. Corda saveriano partigiano

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Nato a Soresina (CR) l'11 maggio 1926, padre Vinio Corda è il sesto di nove figli. Ora sono rimasti lui e un fratello più giovane. Le sorelle Maria e Mira, che lo hanno sempre sostenuto nella missione, sono recentemente decedute.

Casa, guerra e bottega

Padre Vinio a 11 anni è già al lavoro come garzone di sarto e di imbianchino, come fattorino e pietrista, unico maschio tra cento donne che fissavano le pietre su anelli e collane. Infine, trova lavoro nella tipografia Mariani. Durante la guerra, diventa partigiano nelle colline del Monferrato e lavora nelle vigne per guadagnarsi da vivere. Preso dai repubblichini e dai tedeschi, fortunatamente è subito rilasciato. Tornato a casa, lavora ancora come tipografo.

All'oratorio incontra don Luigi Pollastri, che un giorno gli domanda: "Hai una vocazione?". Vinio risponde che non voleva essere né prete né frate. "Allora vuoi essere missionario!", insiste don Luigi. Al giovane quella proposta piace.

"Avanti... a pedate!"

A diciannove anni, ha fatto solo la quinta elementare e da otto anni non ha preso un libro. Arriva a Cremona il giorno di san Francesco Saverio. Per festeggiare il "patrono", i saveriani avevano invitato il vescovo e cucinato la polenta: un bell'ambiente di famiglia! Il 6 gennaio 1946, il giovane Vinio torna dai saveriani con il papà. Padre Dante Battaglierin gli propone di studiare e diventare prete. Lui stesso gli insegna italiano e matematica; mentre p. Rossi e p. Sguazzi insegnano le altre materie.

Dopo sei mesi, nella casa saveriana di Grumone, p. Augusto Azzolini vuole esaminarlo, passeggiando in riva all'Oglio. Lo ammette in seconda media. Si trova un po' spaesato, lui già ventenne con gli apostolini di appena dodici anni... Si rende utile con tanti lavoretti; tra l'altro mette la corrente a 220 volt nella sala degli studi.

Ma a scuola era sempre il "fanalino di coda". Lui stesso ammette: "mi mandavano avanti a pedate". Chiede di diventare fratello coadiutore, ma nessuno gli dà ascolto. Finito il ginnasio, fa il noviziato e i tre anni del liceo classico a Desio (MI). Alla fine gli tolgono l'esame di greco, e così è promosso.

Nelle isole Mentawai

In quegli anni i saveriani producevano il film "Il grande alveare" e lui è uno degli attori. Insieme a p. Francesco De Zen, costruisce anche molte casette per i grandi presepi missionari. I quattro anni di studi teologici a Piacenza gli costano fatica e sudore, sempre incoraggiato da p. Amato Dagnino: "Avanti, fratellino!". Finalmente, il 22 marzo 1958 è ordinato sacerdote nella chiesa piacentina Santa Maria di Campagna, insieme ad altri dieci saveriani.

Un giorno p. Giovanni Castelli, che era allora superiore generale, lo chiama: "Corda, cosa dici se ti mando in Indonesia?". Era l'inizio del 1959 quando la nave parte con lui e p. Giacomo Peruzzo. Dopo tre settimane di viaggio arrivano a Jakarta, ricevuti da mons. Pasquale De Martino, che li accompagna su un piccolo aereo fino a Padang, il centro della missione saveriana.

Dopo un anno di studio della lingua indonesiana, p. Corda è destinato a Siberut, un'isola delle Mentawai, e impara il mentawaiano, studiando il vangelo tradotto dai protestanti.

Il capannone di Sipora

Due anni dopo, il neo eletto vescovo mons. Bergamin lo manda con p. Giuseppe Bagnara (appena arrivato) a fondare la nuova missione nell'isola di Sipora, a sud di Siberut. Padre Vinio, ricorda quei tempi così:

"A Sipora siamo rimasti insieme dieci anni, partendo dal niente e formando catecumeni e comunità cristiane; avevamo costruito un capannone che serviva come nostra abitazione, per celebrare la Messa e per le riunioni. Poi abbiamo costruito la scuola, la falegnameria e la casa per i missionari. Poco dopo la mia partenza, p. Emidio Allevi ha costruito una bella chiesa a cinque lati".



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