Cristo nasce dove siamo
Chi vive da tempo nelle Filippine, o conosce i filippini che vivono in Italia, sa che il Natale in quel Paese del Sud-est asiatico, è la stagione più lunga al mondo. Non è solo una festa, è un tempo di attesa e preparazione che inizia già a settembre. Allora, nei grandi centri commerciali risuonano le prime canzoni natalizie, le decorazioni spuntano ovunque. Tutto porta a un crescendo di attesa e gioia. Pur con tutti i rischi legati al consumismo, si può toccare con mano la verità di ciò che il Vangelo proclama nella notte santa: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato il Salvatore, il Cristo Signore” (Lc 2,10-11).
Nella comunità dei Saveriani a Novaliches (periferia di Manila), si intrecciano felicemente la festa patronale della parrocchia di San Francesco Saverio, l’Avvento e la preparazione al Natale. Dal 20 novembre in poi, è una tirata intensa che culmina con il nuovo anno e l’Epifania. Un tempo vivace, agitato, ricco di iniziative e attività che coinvolgono tutti, dai bambini agli anziani. In mezzo a questo fermento, non mancano i volti di chi vive nelle difficoltà, tra fatiche quotidiane e povertà estrema: anche per queste persone il Natale è atteso come un’opportunità per rinnovare la speranza, ricevere un gesto di cura, sentire che Dio non dimentica nessuno.
Il Natale filippino è profondamente comunitario e ciò permette di vivere la missione come parlare di Dio e nell’essere sua presenza in mezzo all’umanità. Anche i numerosi Christmas parties (Feste di Natale), nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei gruppi parrocchiali e nelle famiglie, diventano occasione di grande generosità: molte comunità cristiane organizzano donazioni, attività di sensibilizzazione e momenti di festa con i più poveri. Questo lungo cammino di preparazione, ci ricorda che Dio non ha fretta: si prepara con amore e si avvicina con delicatezza, per farsi carne nella nostra quotidianità. L’incarnazione è il cuore della missione: Dio si fa uno di noi per stare con noi, anche nei luoghi più fragili, tra le case di lamiera e i sorrisi resistenti di chi continua a credere nella luce.
Tra le tradizioni più amate c’è il Simbang Gabi, la Messa della notte. Si tratta di nove Messe celebrate all’alba o di notte, dal 16 al 24 dicembre. È una novena che unisce fede, comunità e preparazione spirituale, invitando a svegliarci interiormente e a fare spazio al Dio che si incarna nei volti dei poveri e dei semplici.
Alle 4 del mattino, le chiese, illuminate da lanterne dette parol, si riempiono. Molti credono che partecipare a tutte le nove Messe permetta di ottenere grazie speciali.
Il Natale filippino non resta confinato nell’arcipelago: viaggia nel cuore dei migranti, si dilata nelle nazioni cristiane e non, nelle città e nei quartieri, nelle case di ogni continente, anche qui in Italia. Ho visto e sperimentato questa realtà anche in Paesi non cristiani o dove l’annuncio del Vangelo è meno libero o meno tollerato: eppure la presenza filippina porta e semina sempre qualcosa del Vangelo. Dove arrivano, portano bellezza: le lanterne parol, il Simbang Gabi, i canti che risuonano persino nei luoghi di lavoro. E c’è bontà: cucinano, condividono, si prendono cura degli altri, anche lontani dalla propria famiglia.
Ho potuto toccare con mano come, in ogni angolo del mondo, i filippini diventano missionari della presenza di Dio, del Dio con noi l’Emmanuele.
“Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato Gesù il Salvatore” (Lc 2,10-11). Questo versetto esprime al meglio la preparazione e la celebrazione del Natale nelle Filippine. Buon Natale! Che tutti possiamo essere missionari del Natale, come tanti fratelli e sorelle filippini: portatori di luce, gioia, speranza e compagnia!







