Condividere la vita della gente, ... missionari esposti al rischio
Sono uno studente saveriano di teologia e vivo nella comunità di Parma. Sono nato a Bukavu, in Congo, e lì ho vissuto fino all'agosto del 2005, quando sono partito per Kinshasa. Sono rimasto nella capitale un anno per fare il noviziato e prepararmi alla vita religiosa. Poi mi sono trasferito in Italia.
Oltre a studiare, faccio parte di un gruppo di catechismo nella parrocchia di Santa Maria del Rosario. Qualche tempo fa, mi è stato chiesto di parlare ai giovani della mia esperienza vocazionale. Lo faccio volentieri.
L'azione divina passa attraverso il gioco della storia, così com'è.
Tutti i momenti sono opportuni e tutte le occasioni sono propizie per comprendere ciò che Dio vuole da ciascuno di noi. Basta fidarsi di lui e mettersi in ascolto, nell'atteggiamento di chi desidera dare significato alla propria vita solo con lui.
La speranza si riaccende
In un contesto poco favorevole all'idea di consacrarsi a Dio, nacque in me il desiderio di diventare missionario, cioè consacrare tutta la mia vita al servizio del vangelo. Nel 1996, infatti, a Bukavu cominciò una delle guerre che hanno segnato la storia del mio paese. In tutto il Congo si creò una grande confusione; la gente fu costretta a vivere costantemente sotto il pericolo di morte. Ci furono dei massacri, insieme a tante altre violenze.
Quelli che potevano fuggire se ne andarono e la maggiore parte della popolazione rimase indifesa, senza nessun altro sostegno se non la presenza di pochi missionari che erano rimasti al loro posto. Questi "stranieri" avevano scelto di stare con la gente e in mezzo alla gente, correndo tanti rischi. La loro presenza riaccese nei nostri cuori la speranza che stava per spegnersi: con i missionari vicini abbiamo capito che "Dio ha scelto di condividere il destino del suo popolo".
"Nel vuoto di Dio"
A partire da quel momento, sentii dentro di me alcune domande che interrogavano la mia coscienza. Come mai? Non è forse pura ingenuità rinunciare alla possibilità di mettersi al sicuro e andare incontro a tanti rischi? Certo! Eppure, questa è la vocazione missionaria: "vivere per gli altri, condividendo la loro vita in tutti i momenti". In nome di questa vocazione si lascia tutto e ci si butta nel vuoto di Dio.
Nel 2000, dopo un tempo caratterizzato da entusiasmi e da incertezze, ho iniziato la mia avventura missionaria nell'istituto dei missionari saveriani.
Ora proseguo il cammino con la certezza che il Signore veglia su ogni mio passo. Questo mi rende felice!








