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Al termine dei due anni di studio presso il Centro San Pietro Favre della Pontificia Università Gregoriana, vorrei condividere il mio stato d’animo usando le parole di Davide: “Tieni unito il mio cuore, o Signore, perché tema il tuo nome” (Sal. 86, 11). Sono stati due anni marcati dalla crisi, per non dire delle crisi che si sono poi sviluppate attorno alla crisi.

La mia gratitudine va, prima di tutto, e soprattutto a Dio che è tutto per me, l’Assoluto e Signore della storia. Ha voluto darmi la vita, che rimane un mistero da scoprire alla sua presenza. Il mio percorso verso la perfezione mi ha portato a dedicare la mia vita alla Famiglia Saveriana. Questa, non solo mi ha aiutato a discernere la mia vocazione cristiana e missionaria, ma mi ha anche educato e offerto l’esperienza di formazione interdisciplinare conclusa a giugno. È stato un tempo favorevole, per conoscermi più profondamente, con le mie capacità e limiti. Alla fine di questa esperienza, mi ritrovo come nel salmo menzionato sopra, impegnato a vivere con fedeltà la mia consacrazione per il servizio della missione.

Ho potuto realmente compiere un cammino di crescita e integrazione della mia vocazione cristiana e missionaria. Resto positivamente segnato non solo dai contenuti teorici, ma soprattutto dall’invito al rapportarli con la mia fede cristiana, vissuta nel quotidiano e per porli in pratica. Così, ho fatto un’esperienza di rilettura ed integrazione della mia Sequela Christi, arricchita da numerosi incontri amichevoli nella nostra famiglia Saveriana e nell’ambiente dell’università.
Con la menzione del Salmo (86,11) di Davide non faccio una valutazione basata su opposizioni o antagonismi tra momenti di fraternità (saveriani) ed esperienza accademica, bensì adotto un’espressione eloquente e sintetica che bene esprime il mio stato d’animo.

In quanto a continuazione ed estensione della mia esistenza nel mondo, con le sue sfide ed opportunità, l’esperienza a Roma mi ha portato a leggere la mia interiorità più diligentemente. Sento come non mai che, a partire dal dono di Dio che è la vita, la Sua chiamata si estende poi a conoscerlo ed amarlo al fine di servirlo nel modo migliore. La mia risposta quotidiana a questa chiamata deve essere un dono cosciente e gratuito di me stesso per il servizio dei miei fratelli e sorelle. Di fronte a questo mistero di una doppia libertà (il dono libero di Dio e la mia risposta), sento il bisogno costante di imparare a leggere i moti del mio cuore, per entrare nella mia coscienza e così incontrare Dio nel silenzio, per conoscerlo e fare solo la sua volontà.

La mia esperienza è stata arricchita dalla celebrazione del 100° anniversario dell’approvazione delle nostre Costituzioni da parte della Sede Apostolica e della Lettera Testamento del nostro Fondatore ai suoi figli presenti e futuri (LT 11). Nel ritmo quotidiano della mia vita individuale e comunitaria, negli studi e nell’approfondimento del nostro carisma, nelle meditazioni e nei ritiri, ho reso grazie a Dio per il dono della vocazione missionaria. Ho riconosciuto anche quanto questo tesoro, che porto con le mie debolezze, mi chieda di rinnovare il mio impegno a sacrificare le mie energie affinché il Signore Gesù sia conosciuto ed amato da tutti. Soltanto un cuore unito è in grado di fare un vero discernimento della volontà del Padre di Cristo, “autore ed perfezionatore della Fede” (…).

Detto in poche parole, sento dentro di me il bisogno di integrare l’umano con lo spirituale in una permanente dialettica nutrita dalla preghiera - la prima attività del missionario - quale maniera per formare i sentimenti di Cristo in me.
La mia esperienza è stata una tensione costante. Dal principio alla fine, tra l’apprendimento della lingua e l’inserimento in una nuova cultura, tra gli studi universitari e la vita comunitaria, tra la paura della pandemia e la speranza di sopravvivere, ho percepito la tensione tra ciò che penso e la sua realtà, i miei programmi e le sorprese.

L’accompagnamento personalizzato offerto dal Centro di Consultazione alla Gregoriana mi ha permesso di fare un percorso guidato della mia storia tra alti e bassi. È un esercizio volto a riscoprire sé stessi, una auto-conoscenza della mia vita, che ha bisogno di essere riletta ed integrata. Il leggere i moti interiori, giorno dopo giorno, mi ha aiutato ad avvalermi con fede e speranza di ogni evento della mia vita. Questo esercizio di contatto interiore con sé stessi, per quanto coinvolgente, è un’opportunità per provare un senso di svuotamento, allo scopo di lasciarsi riempire dalla grazia di Dio (cf. Fil. 2, 1-7).

Alla fine, ho capito che per essere generoso, per fare della mia vita un dono totale a Dio nel servizio gratuito dei miei fratelli e sorelle, ho bisogno di rivisitare il mio cuore ed esaminare ciò che mi spinge al servizio missionario, ciò che stanca o facilita la realizzazione fedele del mio impegno. Il cuore è il centro di tutta la vita. Con un cuore unificato sarò in grado di vivere serenamente nel servizio, di nutrire la vita fraterna, di essere oggi testimone e discepolo-missionario nella missione. Per questo, la tensione tra i miei desideri e la missione rimane una sfida che io devo vivere come un circolo ermeneutico delle mie battaglie per la maggior gloria di Dio, la mia salvezza e quella dei miei fratelli e sorelle.

Padre Santo, tu mi conosci meglio di me stesso.
Insegnami l’umiltà di tuo figlio per mettere ordine nella mia vita.
Dammi il tuo Spirito per cercarti con cuore unito,
Fa che trovandoti ti possa annunciare agli altri con gioia.



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