Con i benefattori dei saveriani delle Marche
Domenica 15 maggio, i saveriani hanno ringraziato i benefattori e le benefattrici con una festa tutta per loro. Per ricordare la canonizzazione di mons. Conforti, prevista il 23 ottobre a Roma, è stato proiettato un video sulla vita del fondatore e sulle origini della famiglia saveriana.
La nostra vita è missionaria
Alla Messa, il vangelo di Giovanni (10,1-10) ha raccontato con efficacia lo stile di vita che dovrebbe avere chiunque crede in Cristo: Gesù è la porta dell'ovile e chi vuole entrare nell'ovile deve accogliere la sua parola e viverla pienamente. Con il battesimo noi siamo entrati nella comunità Trinitaria e da allora la portiamo sempre dentro di noi.
Gesù è il buon pastore. Tra lui e noi c'è un rapporto profondo: egli ci chiama per nome e noi ascoltiamo la sua voce: "Andate in tutto il mondo". Così anche noi dobbiamo diventare il volto di Dio nella società, dobbiamo portare gioia e speranza, perdono e amicizia. Dobbiamo tirar fuori il patrimonio divino che è in noi, per costruire il regno di Dio già qui sulla terra! La nostra vita è missionaria anche se viviamo nella nostra casa, con la nostra famiglia...
Dopo la Messa, ho avvicinato due ospiti della festa che mi hanno raccontato com'è nata la loro storia d'amicizia con i saveriani.
"Sono felice di aiutare..."
"Avevo una zia anziana e malata, che era una benefattrice dei saveriani. Quando andavo a trovarla mi parlava sempre dei missionari. Mi raccontava che li conosceva da tanti anni e diceva di essere felice che le sue offerte arrivassero fino in Africa e in America latina, luoghi lontani che lei, malata e anziana, non avrebbe mai potuto raggiungere senza l'aiuto dei missionari.
Quando venivano a far visita a mia zia, ho iniziato a conoscerli anch'io. Ricordo p. Nando, sempre allegro, e p. Alfiero Ceresoli. Anche fratel Gino veniva sempre a casa, era molto paziente con lei: ogni volta che gli telefonava, lui veniva! Ricordo p. Aldo Vagni, più grande di me di soli quattro giorni! Era un uomo così sensibile che il suo cuore ne ha risentito.
Così, ho cominciato a inviare ai saveriani alcune offerte, inizialmente per le Messe dei miei parenti e poi anche per le missioni. Da quel momento ho ricevuto ogni mese "Missionari Saveriani" e l'invito per questa festa annuale. Sono sempre molto contenta di parteciparvi, anche a 80 anni, perché mi piace molto stare in compagnia dei saveriani".
"Sono innamorata di loro"
"Ho 79 anni e sono una benefattrice come mia zia, che ha conosciuto i saveriani quando abitavano a Posatora di Ancona. Andava sempre ad aiutarli alla loro casa e si adoperava per raccogliere tutto quello che potesse servire. Una volta, procurò una quantità di camicie scartate da una fabbrica del suo paese. Padre Costantino andava spesso a pranzo da lei, perché, diceva: "Cucini piatti che a casa nostra non fanno!".
Ho conosciuto i saveriani grazie a lei e a mia madre, sua sorella. Mia madre era in corrispondenza con alcuni saveriani di Parma, in particolare con p. Salvatore Santi. Ricordo che quando compì 50 anni, le proposero di fare un pranzo per festeggiare in famiglia, ma lei preferì inviare i soldi che aveva ai missionari.
Il primo ricordo che ho dei missionari risale a quando avevo 12 anni e vivevo ad Agugliano, durante la seconda guerra mondiale. Proprio lì vidi per la prima volta un missionario in veste bianca e fascia: p. Sandro Patacconi, insieme al novizio Aldo Vagni. Erano venuti a piedi da Poggio San Marcello a raccogliere le offerte per costruire la casa saveriana a Posatora. A 25 anni, per il mio compleanno, i miei parenti mi regalarono 5.000 lire e io li inviai tutti ai missionari perché ero, e lo sono ancora, innamorata di loro".








