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Civiltà, un concetto lontano dalla nostra sensibilità?

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Il 20 febbraio 1922, l’arcivescovo di Parma, san Guido Maria Conforti, scriveva una lettera pastorale per la quaresima dal titolo: “Nella gloria di tre centenari”. Nella seconda parte appare più volte un termine che suona stonato alla nostra sensibilità: civiltà.

Era il titolo della nostra rivista missionaria, “Fede e Civiltà” appunto, l’attuale Missione Oggi. Di questo cambio, mi sento un po’ responsabile. Ero superiore in Italia e avevo messo il mio placet alla richiesta di un gruppo di teologi. Eppure, oggi non sarei tanto sicuro di quella scelta. Dopo anni trascorsi a leggere e rileggere i testi confortiani, mi pare di poter affermare che san Guido quando parla di civiltà non intende la civiltà europea e tanto meno la civiltà dei colonizzatori, contro i quali ha spesso e volentieri parole durissime.
Civiltà per Conforti è il modo di vivere e di organizzare la società in accordo con il Vangelo; civiltà è togliere la catena allo schiavo, è “distruzione della schiavitù”; civiltà è riaffermare la dignità della donna e salvaguardare il valore umano e divino di ogni persona…

Civiltà è fratellanza “ma non di quella fratellanza che fu proclamata fra gli scoppi della dinamite e alla luce del petrolio, ma bensì di quella fratellanza che si alimenta della carità di Cristo e proclama che tutti siamo fratelli perché figli di uno stesso Padre, redenti ad uno stesso prezzo, destinati ad una medesima gloria”. Ricorda che i grandi personaggi storici “compiono le loro conquiste colla forza delle armi e col terrore degli eserciti, attraverso rivi di sangue e di lagrime, sono barbari a petto di Francesco Saverio, che conquista al regno di Dio popoli e nazioni senza spremere una lagrima, senza versare una stilla di sangue, solo desideroso di versare il proprio sino all’ultimo per la salvezza e la felicità dei fratelli”. La nostra civiltà è una civiltà da… barbari, non è dunque quella che san Guido propone.

Civiltà per il Conforti è trasformare le “relazioni scambievoli fra tribù e tribù, fra popolo e popolo” in rapporti di cooperazione e solidarietà. Rendere sempre più solido “il vincolo santo della solidarietà cristiana”. Riconoscere in ogni uomo e donna della terra altrettanti fratelli. È il tema fondamentale della “Fratelli Tutti”. Oserei affermare che per San Guido Maria Conforti il concetto di civiltà equivale al concetto di “civiltà dell’amore” proclamata da San Paolo VI nell’udienza generale del 31 dicembre 1975.

Rimane significativo e profetico il richiamo all’impegno missionario di una Chiesa locale dalla quale partono missionari “non in nome d’alcun governo civile, in nome d’alcuna potenza della terra, ma unicamente per compiere un mandato divino”. Lancia un vero e proprio appello. “Tutti adunque facciamoci apostoli, perché tutti lo possiamo e lo dobbiamo nello stato e nella condizione in cui la divina Provvidenza ci ha collocati. Lo dovete voi, o venerandi Sacerdoti, destinati a conservare e ad alimentare la fede in quelli che già la posseggono, venendo in aiuto anche delle pecorelle senza pastore, randagie da tanti secoli per pascoli avvelenati, in balia di lupi rapaci. Lo dovete voi, o ricchi, riflettendo che i poveri più bisognosi sono quelli che non posseggono il bene inestimabile della Fede. Lo dovete anche voi, o poveri, pensando che vi sono altri più poveri di voi perché destituiti, oltreché dei beni terreni, anche dei beni soprannaturali”.



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