Ci scrive la Saveriana Teresina ...
È dal 1969 che le mie partenze e rientri si susseguono, ma questa mia ultima partenza, un anno fa, è stata diversa. Rientravo nella Repubblica Democratica del Congo dopo il terremoto della guerra senza sapere cosa avrei dovuto fare. Perciò nella mia valigia non e' erano i soliti strumenti per la mia attività sanitaria. Mi venne in mente quanto mi disse madre Bottego, la mia Fondatrice, in occasione della mia prima partenza per il Congo: "Portati una valigia di pazienza, perché di questa ne avrai sempre tanto bisogno".
La gente è quella di sempre simpatica ed accogliente, ma la guerra ha prostrato questi fratelli . Distruzione, saccheggi, sembrano parole d'ordine . È triste vedere in che stato sono ridotte le case, le scuole, i centri sociali e sanitari: banchi, porte e finestre usate come legna per il fuoco. Una vera desolazione. La gente si nasconde nella foresta, ma anche lì non sono tranquilli. Le famiglie sono disperse e in preda ai soldati e ai numerosi gruppi armati.
Mi pare di essere sulla Torre di Babele. Quando finirà! Viviamo nella periferia di Uvira, in una casetta come tante altre in mezzo alla gente. Qui ho fatto l'esperienza della prima bomba caduta a 500 metri dalla nostra abitazione. La sera seguente siamo state visitate da ladri a mano armata.
Un'altra volta, mentre salivo da Uvira a Bukavu, siamo incappate in una imboscata di ex militari rwandesi che , dopo aver perquisito le nostre persone e la macchina, ci hanno spogliato di tutto, dandomi anche una "spolverata". Dopo però ci hanno lasciato ripartire . Non pensiate che queste avventure siano riservate a noi. La gente vive quotidianamente in situazioni analoghe.








