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Mentre le strade bruciano, leggo delle iniziative per la pace diffuse qui e là anche in numerose città italiane, qualcuna ormai fissa per chiedere di fermare a Gaza la catastrofe umanitaria. Ma voi credete davvero che siano utili? Che ai piani alti li ascolteranno?

Luigi, via e-mail

Ci crediamo, caro Luigi, da quasi 80 anni. Se non fossimo convinti che scendere per le strade, in modo anche rumoroso ma non violento, per mantenere alta l’attenzione su fronti che rischiano di essere seppelliti dall’oblio, non saremmo coerenti con noi stessi. Il missionario è uomo di pace, denuncia le ingiustizie, spesso rischia personalmente quando sceglie la parte dei più deboli. Anche queste sono marce di pace silenziose, che si concretizzano attraverso le testimonianze raccolte nei nostri articoli. 
Ma non vogliamo sviare il problema dell’efficacia. Si pensa sempre possa essere una goccia nel mare, che tanto non decidiamo noi, che i fili del mondo sono in mano ai potenti. Dato per scontato tutto questo, se tutti stessimo a casa, forse il cambiamento climatico ora sarebbe ancora più grave, le guerre sempre più insopportabili, lo sfruttamento una prassi senza opposizioni. Stiamo usando delle iperboli, ma è chiaro il concetto che il Giornale dei Saveriani non ha dubbi da che parte stare. 
Sicuramente, non siamo solo degli utopisti fuori contesto. E il ruolo di facilitatore, per alcuni aspetti, che la Chiesa svolge riteniamo sia una tela da tessere tutti insieme. L’opera del Papa in prima persona o quella del cardinal Zuppi vanno seguite, tifate, moltiplicate. Perché solo facendo ripartire la diplomazia, quella vera, potremo scorgere la speranza di un cambiamento. 
Intanto, però, senza assalti a catene di negozi o guerriglia urbana, riempiamole quelle piazze, di colori, di canti, di slogan, di voci chiassose. Perché prima dei potenti, sia convinta la gente comune, i nostri vicini di casa, compagni e compagne di scuola, colleghi e colleghe, famiglie intere, che questo non è il mondo che vorremmo lasciare ai nostri figli e figlie, non è il mondo per cui i nostri nonni si sono battuti. Sono loro gli interlocutori primari, quelli che non si espongono, a cui in fondo va bene così, perché Hormuz non li riguarda, la Palestina ed Israele nemmeno e Ucraina e Russia è un derby del gas e nulla più. 
La pace non è di una parte, non appartiene ad una religione in particolare, ma riguarda tutti, credenti e non credenti. Abbiamo da perderci tutti, prima che a guadagnarci siano sempre e solo alcuni.



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