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Chiamati alla missione: Saltare i muri, per amore

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Una volta succedeva agli innamorati. Quando erano ostacolati nell’amore, si davano alla fuga per realizzare il loro sogno. Per uscire dalla drammatica situazione di un amore negato, non restava altra soluzione che la fuga, di notte, con il favore delle tenebre. Anche l’oscurità più tenebrosa era affrontata con coraggio, pur di raggiungere la sospirata unione. Nella notte, infatti, gli innamorati non saltavano nel buio, ma si lasciavano guidare dalla luce del cuore.

Mi viene in mente un'analogia biblica. La grande notte dell’esodo, quando Israele uscì dall’Egitto: “Fu una notte di veglia per il Signore, quando li fece uscire dalla terra d’Egitto” (Es 12,42). Ai figli di Israele, ridotti in schiavitù, non restò altro da fare se non uscire di notte, per andare incontro al loro Signore nel deserto e là celebrare l’evento della liberazione (cf. Es 5,1).

C'è anche un'analogia antropologica. La più radicale e universale esperienza di esodo, vissuta da ogni essere umano al momento della nascita. Accompagnato dalle doglie del parto, è un esodo normalmente doloroso, ma necessario per la vita del bambino.

Idiota quella madre che, per la smania di proteggere il bambino, volesse trattenerlo nell’utero oltre il tempo necessario! Rischierebbe di non fargli vedere la luce, trasformando il grembo della vita in una cella di morte.

Tutto per amore!

Per amore, gli innamorati lasciano la sicurezza della casa paterna, pronti a vivere l'amore anche nella povertà. Per amore, la madre spinge il bambino fuori dal grembo e recide il legame che li unisce. Per amore, il Signore trascina via il popolo eletto dalla schiavitù. Per amore, Dio invia nel mondo il Figlio unigenito, Gesù Cristo, facendolo uscire dal seno della beata Trinità.

Cari amici, se amate veramente l’amore, se siete pazzi d'amore, dovete essere disposti a saltare i muri di casa, a mettere in gioco gli schemi della vostra vita quotidiana, soprattutto quando questi imprigionano la vostra vocazione all’amore. Se siete appassionati pazzi dell’amore, se volete abitare perennemente l’amore, se volete fare dell’amore la ragione prima e ultima del vostro vivere, del vostro pensare ed agire, allora dovete avere il coraggio e la capacità di fuggire dalla vostra prigione, per quanto dorata essa sia, e di camminare nella notte oscura.

Ce lo dice, in prosa e in poesia, anche il grande mistico spagnolo san Giovanni della Croce, discepolo e consigliere spirituale di santa Teresa d'Avila. Il poeta Ungaretti lo definì "il lirico più grande dell'età moderna".

Condannato perché ritenuto disobbediente, passò nove mesi nel carcere del convento - a Toledo, nella Spagna del XVI secolo - sottoposto a dure prove. Ma non ripudiò mai l’ideale di vita che aveva abbracciato con tanta passione. Si abbandonò, invece, totalmente nelle mani di Dio, convinto di prendere parte, in questo modo, alla passione e morte di Cristo e di attuare così un’intima unione d’amore con il suo amato Signore.

Si rese conto, in quel momento, che solo la fuga l’avrebbe liberato da quell’orribile situazione. Aveva 36 anni. Un fatto apparentemente banale, che diventa il simbolo di tutta una vita. Nella celebre poesia Notte oscura, il mistico scrive a proposito dell’anima che si rallegra per aver raggiunto l’unione con Dio:

“In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata…
Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea”.

Cari amici, l’amore è l’unica esperienza al mondo, l’unica idea, l’unico argomento in grado di fondare un pensiero forte, di sostenere i valori e le opzioni fondamentali della vita.

Oso dire, con san Giovanni della Croce: se volete vivere l’armonia dell’amore, fonte di gioia profonda e di pace dinamica, saltate i muri che vi tengono tristemente prigionieri, camminate nella notte oscura della povertà.

Liberi, vi sarà più facile credere all’amore.



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