Che ci fanno i Saveriani in Guinea?
Oggi è la festa dell’Assunta. Nelle due parrocchie, ancora senza edificio, le sale sono strapiene; qualcuno sta fuori finché la pioggia lo permette. La festa è già cominciata la vigilia con la Messa vespertina, frequentata soprattutto da giovani che, dopo la funzione in chiesa, si sono intrattenuti in una veglia di preghiera e testimonianze sulla Madonna fino a notte inoltrata.
Padre Willy Murucha, ora incaricato delle due Parrocchie, è vissuto giorno e notte con loro per animare e celebrare.
Ma dov'è questa Guinea?
Sono quasi tre anni che siamo qui, e qualcuno ancora chiede: "Ma dove siete? Cosa fate?". La Guinea è un Paese sull’Atlantico, nell’Africa Occidentale, a nord della Sierra Leone e della Liberia. È costituita da tante tribù e dialetti, ma la lingua ufficiale è il francese. Abitiamo in una casa d’affitto a Conackry, la capitale, che conta quattro milioni di abitanti, su una lingua di terra che è leccata dall’Oceano.
Noi Saveriani siamo stati destinati qua tre anni fa, soprattutto per assistere persone della nostra missione di Makeni, che è ancora in mano ai ribelli. Di qui sono passati i vari confratelli che ora lavorano nella parte pacifica della Sierra Leone. Qui sono arrivati i padri sfuggiti ai ribelli, attraverso boschi e foreste. Qui si sono rifugiati quasi tutti i confratelli di Sierra Leone a causa d’un falso allarme di pericolo imminente. Qualcuno gravemente ammalato, come i padri Bramati e Mosele, è stato assistito in ospedale. Qui sono ritornati i padri Lazzarini e Thully, eroicamente impegnati nel campo dei rifugiati, dispersi perché avrebbero collaborato all’invasione dei ribelli.
I nostri impegni
Superiore fu scelto p. Paschal, saveriano congolese, lui pure arrivato qui attraverso fiumi e boschi per salvarsi dai ribelli. Insieme con p.Lucini si è prodigato per un’assistenza amorevole e qualificata: accoglienza, partenze, Visa, pratiche d’ogni genere.
Fin dagli inizi, l’arcivescovo ci ha chiesto di interessarci anche di due parrocchie, in piena crescita: battesimi, cresime, matrimoni, predicazioni, un lavoro missionario di prima linea, apprezzatissimo dalla gente e dal clero. Lavoro intensificato col ritorno dal Congo del p .Willy, assente per qualche tempo. Padre Paschal è ora partito per altro impegno negli Stati Uniti, lasciando in molti un ricordo eccezionale di competenza e di dedizione.
Il sottoscritto è arrivato circa un anno fa, per sostituire p. Lucini, nell’aiuto alle due parrocchie e ad altro ministero. In casa abbiamo ogni mattina una assidua Comunità per la Messa. Lavoro anche tra i sierra leonesi residenti in città, ai quali poi si sono uniti rifugiati dai campi, dei filippini, indiani ed altri. Un lavoro affettuoso, con gente con cui si era già vissuti insieme in Sierra Leone. Siamo pure richiesti come cappellani di suore, di Cluny e di una nuova Congregazione indigena di Notre Dame de Guinée.
È un miracolo di grazia vedere tante giovani locali che si consacrano al Signore con gioia, spirito missionario, con una preparazione seria, senza riserve.
Notre Dame de Guinèe
Mi piace pensare che è la Madonna a condurre al Signore questa nazione a Lei consacrata. L’ambiente che ci circonda è al 90 per cento musulmano; ma la Madonna ha le sue maniere per cercarsi un sentiero nei cuori. Bello per esempio sentirsi augurare oggi da qualcuno la buona festa: hanno sentito alla radio che oggi è festa per i cattolici.
Ogni settimana si trasmette in TV un messaggio cristiano: "La voce del Vangelo". Ogni accenno ai cattolici, alle nostre tradizioni, preghiere e interventi sulla stampa, suscita rispetto.
Giorni fa, sottoposto ad un esame medico, dovetti liberarmi d’ogni cosa dalle tasche, e ne uscì anche la corona del Rosario. Il dottore ne fu incuriosito e volle gli spiegassi a lungo di cosa si trattasse. Seguì tutto con evidente ammirazione, intervenendo di tanto in tanto con qualche suo commento a quello che io dicevo. La Madonna della tasca! Il Rosario è una devozione molto viva tra i cattolici: la pregano insieme e da soli. Ogni manifestazione di fede raggiunge il culmine con la processione annuale verso un Paese considerato la culla della fede cristiana, dove i primi missionari furono sepolti, alcuni ancora giovanissimi. Erano missionari dalla Sierra Leone, per cui ancora forte è il legame tra queste due nazioni.
È qui che io pure misi piede al mio primo arrivo in Africa: sceso dalla nave ebbi solo modo di visitare la chiesa di s. Giuseppe, gestita dai Salesiani della provincia Sud Americana.
È qui che ora riparto col cuore gonfio di sorprese, ricordi e speranze.








