Caro zio, perché riparti?, L’impegno negli Stati Uniti
Dopo una breve sosta in Friuli, sono tornato negli Stati Uniti. Alla vigilia della partenza, Giuseppe mi domanda a brucia pelo: "Perchè riparti, zio?". Giuseppe è in terza media e pensa alle superiori, a un campo sportivo e a un campo... "virtuale" per il suo cellulare.
Grazie ai suoi genitori, Giuseppe conosce le situazioni di bisogno nel mondo missionario, soprattutto in Congo, dove l'altro zio p. Faustino ha lavorato dieci anni. E siccome è un ragazzo sveglio, ha notato la necessità di sacerdoti anche in Friuli. Perciò la sua domanda ha dei fondamenti importanti, dato che il mio apostolato a Franklin, nei dintorni di Chicago, non riflette la mentalità tipicamente missionaria.
Una famiglia multi nazionale
A Franklin sono rettore di una comunità saveriana con tre studenti di teologia, che si stanno preparando al sacerdozio e alla missione, e altri due giovani che hanno appena iniziato il loro percorso di discernimento vocazionale.
Lavoriamo a stretto contatto con questi studenti, formando una comunità che rispecchia il volto della congregazione: giovani e adulti, di varie nazionalità e con diversi interessi... Preghiamo insieme, discutiamo attorno alla tavola come ogni famiglia, celebriamo l'Eucaristia, andiamo a scuola e aiutiamo nelle parrocchie vicine, accogliamo chi è in necessità, portiamo un conforto a tanti che soffrono nelle famiglie e negli ospedali.
Ma più di tutto cerchiamo di capire, attraverso la meditazione della Parola di Dio, dove il Signore ogni giorno ci chiama a essere suoi testimoni, anche in una società come quella degli Stati Uniti, con ricchezze enormi e zone di povertà che toccano il cuore.
Il cuore si riempie di gioia
Da alcuni anni i saveriani negli Stati Uniti hanno concentrato la loro attività anche fra i giovani universitari. Due saveriani celebrano ogni giorno la Messa, organizzano incontri di formazione religiosa e momenti di svago. Cerchiamo di sostenere i giovani cristiani, celebrando cresime e matrimoni e discutendo sulle sfide quotidiane del mondo giovanile. Siamo coinvolti anche in qualche servizio di carità, come le mense per i poveri, il sostegno ai giovani in difficoltà, l'impegno a testimoniare con altri giovani la fede in Gesù.
Anch'io, senza tanti miracoli, cerco di inserirmi in questo contesto. Spesso celebro la Messa domenicale alle 10 della sera. E quando vedo un'ottantina di universitari che partecipano e cercano di vivere il vangelo durante la settimana, il cuore si riempie di gioia.
Far conoscere e aiutare
Un altro motivo della nostra presenza negli Stati Uniti è il sostegno finanziario alle varie missioni in cui lavorano i saveriani. Cerchiamo di far conoscere il loro impegno ad amici e benefattori, attraverso banchetti, giornate missionarie, l'aiuto costante nelle parrocchie, pubblicazioni e informazioni web sul mondo missionario. Ci sono parrocchie e gruppi che si "gemellano" con altre realtà nei paesi di missione. Gli scambi sono vicendevoli: non solamente aiuti finanziari, ma anche visite di medici, chirurghi e dentisti, l'aiuto pratico del mercatino missionario, l'accoglienza di cristiani e parroci in visita negli Stati Uniti.
A volte, di fronte alle calamità naturali e alle grandi povertà, il nostro sostegno può sembrare insignificante. Ma i sorrisi dei bambini, la fierezza delle donne del commercio equo-solidale, la rinascita di comunità cristiane dopo anni di guerra..., rendono significativo anche il nostro servizio missionario negli Stati Uniti.
Ecco perché...
Sono tanti i bisogni del mondo e se la mia testimonianza può influire positivamente sulla vita quotidiana di altri, allora la mia vocazione missionaria può essere un esempio da imitare negli ambiti in cui lavorano coloro che incontro e uno stimolo per un rinnovato impegno verso i fratelli più bisognosi.
Caro Giuseppe, è questo il motivo per cui riparto.








