Camerun: dormire sotto i cartoni
Missionario tra i ragazzi di strada
Padre Armando Coletto, friulano di Fagagna, è missionario in Camerun. Ci ha mandato un racconto della sua esperienza con i più deboli: i bambini.
Chi arriva per la prima volta a Yaounde, capitale del Camerun con più di un milione di abitanti, resta colpito dalla quantità di gente che cammina per strada. Molti vendono qualcosa: frutta, vestiti, orologi, libri… Gran parte di queste persone sono giovani, ragazzi e ragazze. Infatti, più del cinquanta per cento della popolazione camerunese è al di sotto dei vent’anni: la maggior parte si trova concentrata nelle otto maggiori città del Paese.
Questo fatto ha impressionato anche me, quando sono arrivato qui 13 anni fa. Mai avrei immaginato che nei mesi successivi mi sarei trovato anch’io... in strada.
Il letto di cartoni
Ricordo come fosse oggi quella sera, verso le nove. Ero seduto sulla soglia di un magazzino con quattro o cinque ragazzi di strada che mi ronzavano attorno. Parlavamo di tutto e di niente, scherzavamo, perché prima di tutto bisogna fare amicizia, creare un rapporto di fiducia.
A un certo punto i ragazzini scompaiono per riapparire dopo qualche minuto con alcuni grossi cartoni in mano: era il loro letto per la notte. Stanchi, avevano deciso di andarsene a cercare il loro rifugio abituale in qualche angolo un po’ riparato, stendendo una parte dei cartoni a terra e tirando sopra il proprio corpo il resto, come fosse una coperta.
Il cerchio di Yves
Avevo scoperto che un missionario francese, piccolo fratello del vangelo, faceva quel lavoro già da molti anni. Fu lui, Yves, che mi avviò a quell’avventura. Mi dissi: “Questo è proprio un lavoro missionario: Gesù che va incontro a quelli che sono disprezzati dalla società; le braccia amorose di Dio! Un modo di dire la Bella Notizia senza far prediche...”.
Attorno a Yves c’era già un cerchio di persone, giovani e meno giovani, laici e religiosi, che davano un po’ del loro tempo per reintegrare i ragazzi in famiglia e in società. Non feci altro che introdurmi in quel cerchio, approfittando del fatto che non avevo ancora impegni fissi.
Anzi, alcuni dei nostri giovani studenti saveriani che vivevano con noi e si preparavano alla vita missionaria, accettarono di partecipare a quest’avventura e cominciarono a uscire la notte per incontrare i ragazzi.
Svegli, duri e fedeli
Quando un ragazzino - a volte anche di 7-8 anni - arriva in strada dopo aver abbandonato la famiglia, viene “arruolato” da una banda di ragazzi più grandi di lui che gli offrono protezione in cambio di …servizi.
Il bambino deve passare una fase di iniziazione in cui deve dimostrare di essere adatto alla vita di strada: sveglio, duro, fedele alla banda. Esistono vere e proprie sedute di tortura a cui i ragazzi vengono sottoposti. Se sono giudicati maturi, sono integrati nella banda.
Diverse volte ci è capitato di dover portare all’ospedale, in piena notte, uno di questi giovani con il cranio aperto o un braccio sanguinante o l’orecchio a penzoloni. I più grandi si affrontano, soprattutto quando sono drogati o ubriachi, con coltelli o vetri di bottiglia. La strada è il regno del più forte!
La casa della speranza
Yves mi chiese di occuparmi, una o due volte la settimana, di una “stanza di accoglienza” ben attrezzata. C’erano grandi immagini alle pareti per far passare certi messaggi ai ragazzi, alcune panche per sedersi, un servizio bar per offrire acqua colorata e zuccherata agli onorevoli ospiti e perfino una televisione.
Accettai volentieri. Una notte arrivano tre ragazzini che conoscevamo bene, con un bambino di circa otto anni. Dicono di averlo trovato che vagabondava da qualche parte e che bisognava che mi occupassi di lui perché era troppo giovane. Probabilmente la vera ragione era un’altra: si erano resi conto che non avrebbe potuto sostenere i rigori della strada.
A stento il bambino mi ha detto il suo nome; per il resto non sono mai riuscito a capire da dove venisse e come era finito in strada. L’ho portato alla “Casa della Speranza”, dove sono accolti i ragazzi che decidono di lasciare la strada e rientrare in famiglia. Anche per questo nuovo ospite il viaggio di ritorno verso una vita normale era cominciato.
Testardaggine e Speranza
Devo ammettere che ci ho messo molto tempo per capire un po’ il mondo della strada. Soprattutto per capire le ragioni di questo fenomeno così drammatico che, in questi ultimi anni, ha cominciato a preoccupare perfino il governo. Molti camerunesi non conoscono l’esistenza del problema oppure lo sottovalutano.
Noi missionari ci domandiamo: da dove vengono tutte queste centinaia di ragazzi e di giovani che hanno rotto con le famiglie, per vivere di espedienti nelle strade delle grandi città del Camerun? Meravigliarsi di trovare questi ragazzi in strada serve a poco; soprattutto non risolve il problema.
Come per il viandante ferito dai ladroni sulla strada verso Gerico, bisogna fare qualcosa. “Va, e fa anche tu lo stesso”, questo è l’atteggiamento suggerito da Gesù: agire. E agire con prontezza e larghezza di spirito, come il samaritano. Il vangelo lascia supporre che il samaritano compassionevole sia riuscito a salvare la vita del malcapitato.
Nel nostro caso, non sempre ci riesce di far uscire dalla strada i nostri giovani amici; ma tentiamo con testardaggine e speranza. Il vangelo ce lo chiede. L’uomo ce lo chiede.
Missionari e missionarie, battezzati e gente di buona volontà, insieme, in uno dei tanti posti dove il volto di Cristo si nasconde sotto i tratti a volte poco attraenti dei ragazzi di strada: tentiamo e ritentiamo. Non possiamo lasciarli morire per strada!







