Bergamo-Camerun e ritorno
Da pochi mesi faccio parte della comunità saveriana di Alzano Lombardo. Sono nato a Bergamo, in Borgo Santa Caterina nel 1949. Mio padre era un maestro bresciano di Sulzano e mia mamma era nata a Passirano. Si sono poi trasferiti a Bergamo per lavoro a fine anni quaranta.
Sesto di nove fratelli, con genitori dalla fede solida, a 7-8 anni ero chierichetto in una chiesina vicina a Casa, San Fermo. Messa quotidiana alle 5 del mattino, anche d’inverno con la neve. A 11 anni, p. Ettore Fasolini è capitato nella mia scuola. Dopo averci parlato delle missioni con entusiasmo, ha chiesto chi volesse diventare missionario. Io ho risposto sì e lui allora è venuto a incontrare i miei genitori. Papà ha spiegato che ero troppo giovane, ma tre anni dopo mi ha lasciato partire. Ecco il noviziato e a 16 anni la mia prima professione religiosa. In seguito, lo studio della Teologia a Parma e a 26 anni l’ordinazione presbiterale.
La prima destinazione è Macomer, in Sardegna, come formatore dei ragazzi del nostro seminario. Ci rimango 5 anni, poi la scelta della missione, il Burundi, da dove però sono espulsi alcuni missionari. Vengo inviato in Camerun, a Douala, con p. Abeni. Ci viene affidata una parrocchia di circa 100.000 abitanti. Avevamo un piccolo terreno e un hangar come chiesa. La popolazione era giovane, immigrata dell’interno, con la speranza o l’illusione di trovare fortuna. Sradicati dai loro villaggi, fra tradizione e una modernità che non riescono ancora a possedere, questa gente finisce per vivere in una situazione precaria (sono in gran parte baraccati) e psicologicamente insoddisfacente, perché senza speranza. Tuttavia, l’africano è paziente e ottimista per natura. Cerca allora rifugio nella fede, mescolando la magia, le credenze pagane e le false promesse.
Douala ha 2 milioni di abitanti, porto e città industriale come può esserlo un centro africano. Ho trovato fra loro un’accoglienza cordiale e grande disponibilità per un cammino interiore serio e generoso. È bello vedere le chiese gremite di folla e le celebrazioni animate con la vivacità tipica africana: ritmi, canti, colori, danze esprimono la gioia di stare insieme e di vivere una grandiosa speranza. Per il lavoro pastorale abbiamo radunato i cristiani, assicurato celebrazioni regolari, cercando di organizzare un catecumenato ben strutturato con tappe e celebrazioni significative. Abbiamo creato cappelle nei diversi quartieri, diventate tutte parrocchie, e avviato gli incontri delle comunità di base nelle case dei responsabili, per recuperare l’esperienza della fraternità e della solidarietà al di là delle diverse appartenenze. Abbiamo impegnato la maggior parte di loro in un servizio gratuito reciproco: condivisione sincera e viva della Parola di Dio, solidarietà con le sofferenze e le povertà presenti, ardore nella preghiera e nell’evangelizzazione. Questo fa essere Chiesa.
Tra le immagini più belle ci sono le Vie Crucis che facevamo, ogni anno, il venerdì Santo, attraverso le vie dei nostri quartieri. A tutti gli incroci, una nuova ondata di persone si aggiungeva a noi; non solo i nostri cristiani, ma anche i protestanti, i musulmani, i simpatizzanti e curiosi di ogni tipo. Sentivano la sacralità della nostra preghiera e partecipavano anche loro alla nostra Speranza.
Soprattutto, abbiamo cercato di valorizzare la collaborazione dei laici. Ho ricordi molto belli di testimonianze coraggiose e generose. Sono nate sincere amicizie. Il povero è più libero e più disposto a rischiare tutto sul Signore, ma ci vuole sempre molto coraggio e fede.
Augustin Ndoumna, uno degli amici della prima ora, discreto e nell’ombra, sempre pronto nel bisogno e tenace nelle difficoltà, ci ha aiutato a trovare i terreni. François de Paule Nemkam, primo presidente del consiglio Parrocchiale, ancora oggi è impegnato e parte del Gamix. Louis Nyanthe, il carismatico che ci aveva donato il terreno della prima cappella, molto devoto a Maria, quando pregava si trasfigurava in viso. Jeannette Mbamba, animatrice della corale e madre del primo prete locale della parrocchia (Emmanuel). Boniface, responsabile dei chierichetti, esigente coi ragazzi ma pieno di idee; anche lui prete a Bafoussam. Theophile, Jean Paul de Melong… sono stati per noi gli Atti degli apostoli.







