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Bangladesh, dedizione, lavoro e sacrificio dei missionari italiani

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Superare confini geografici, distanze e differenze religiose per dedicare la propria vita al servizio disinteressato dell’umanità non è un fenomeno raro nella storia. Tuttavia, il silenzioso sacrificio e la dedizione dei missionari italiani in Bangladesh, protrattisi per decenni, hanno elevato questa storia a un livello straordinario. Presbiteri e religiose italiani hanno accompagnato con affetto e spirito di tutela le persone più emarginate, sfruttate e vulnerabili del Bangladesh. 

Recentemente, il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha conferito a due missionari italiani particolarmente meritevoli, suor Roberta Pignone e p. Pietro Luigi Lupi, l’onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia, una delle più alte distinzioni civili dello Stato italiano. Questo riconoscimento non rappresenta soltanto una valorizzazione delle loro persone, ma costituisce anche un importante tributo storico ai decenni di attività pastorale, assistenza sanitaria e sviluppo socioeconomico da loro svolti in Bangladesh. 
L’onorificenza conferisce ulteriore prestigio all’opera della Chiesa cattolica e rappresenta un motivo di orgoglio per l’intera comunità italiana residente nel Paese. Essa viene assegnata a coloro che contribuiscono a promuovere l’immagine dell’Italia nel mondo e a rafforzare le relazioni bilaterali con altri Stati. 

Suor Roberta Pignone 
Nel settore sanitario, il contributo di Suor Roberta Pignone rappresenta un esempio eccezionale di dedizione umana e professionale. Appartenente alle Missionarie dell’Immacolata (PIME Sisters) e medico di professione, suor Roberta ha dedicato la propria vita alla cura delle popolazioni più povere e isolate delle regioni costiere del sud del Paese. Da oltre un decennio, è direttrice del progetto e unico medico residente presso lo storico Damien Hospital della diocesi di Khulna. È l’unico centro specializzato del Bangladesh meridionale per la cura dei pazienti affetti da lebbra, tubercolosi e HIV/AIDS, persone che spesso subiscono discriminazioni ed emarginazione sociale. Suor Roberta coordina anche tre cliniche rurali e quindici centri per il controllo della tubercolosi. Il suo servizio non si limita alle mura dell’ospedale: visita regolarmente le baraccopoli sovraffollate di Khulna e le famiglie più povere. La sua lotta contro lo stigma che colpisce i malati di lebbra e tubercolosi è diventata un vero movimento umanitario volto a garantire dignità, inclusione e sostegno sociale.

Padre Pietro Luigi Lupi 
Nel campo dell'educazione, della tutela dei minori e dei diritti delle minoranze etniche, p. Pietro Luigi Lupi, conosciuto affettuosamente in Bangladesh come "padre Lupi", ha promosso una profonda trasformazione sociale. Saveriano ed ex Superiore Regionale dell'istituto in Bangladesh, ha dedicato molti anni al sostegno delle fasce più deboli della popolazione. Particolarmente significativo è stato il suo lavoro a favore della comunità Dalit nelle zone di Satkhira e Khulna. Grazie al suo incoraggiamento e al suo sostegno diretto, molti giovani Dalit hanno potuto accedere agli studi superiori e sviluppare organizzazioni capaci di difendere i propri diritti civili e sociali. Padre Lupi ha inoltre promosso scuole e centri diurni per i bambini che vivono nelle baraccopoli dell'area ferroviaria di Tejgaon, a Dhaka, e nelle remote regioni montane di Lama, ha favorito l'istruzione dei bambini appartenenti alle minoranze etniche. Negli ultimi anni si è impegnato anche nell’assistenza ai rifugiati Rohingya presenti a Cox's Bazar, contribuendo alla distribuzione di aiuti alimentari, sanitari e umanitari e portando la loro situazione all’attenzione della comunità internazionale. 

L’eredità di p. Marino Rigon 
Durante la Guerra di Liberazione del 1971, con violenze e massacri perpetrati dall’esercito pakistano, missionari italiani (Saveriani e PIME) trasformarono chiese, missioni e centri religiosi in luoghi sicuri per la popolazione civile, mettendo a rischio la propria vita. Tra questi spicca p. Marino Rigon, che a Baniarchar offrì assistenza e rifugio ai combattenti per la libertà feriti. Per questo importante contributo umanitario, nel 2012 il Governo del Bangladesh gli ha conferito il prestigioso titolo di “Friend of the Liberation War”. 
Padre Rigon, in sessant'anni di permanenza nel Paese, ha promosso l'educazione e il servizio umanitario, coltivando allo stesso tempo un profondo amore per la lingua e la cultura bengalese. Tradusse in italiano opere di Rabindranath Tagore e del poeta Jasimuddin, contribuendo a far conoscere la letteratura bengalese in Italia. Per questi meriti, ricevette nel 2009 la cittadinanza onoraria del Bangladesh. Dopo la sua morte in Italia, nel 2017, venne rispettato il suo desiderio di essere sepolto nella terra che aveva amato. Nel 2018 il suo corpo fu trasferito da Roma a Shelabunia, vicino a Mongla, dove ricevette gli onori statali e il saluto ufficiale delle autorità bengalesi. 

Il contributo silenzioso di missionari come suor Riberta e p. Perluigi costituisce una delle fondamenta più solide dei rapporti tra Bangladesh e Italia. Un rapporto costruito non soltanto su interessi economici o politici, ma soprattutto sulla solidarietà, sulla compassione e sul servizio disinteressato verso le persone più fragili.

da dailynotonal



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