Asia: con i “fuori casta” del Bangladesh
Lavorare in Bangladesh non è semplice per noi missionari, nati e cresciuti in un contesto europeo. Convivere con la cultura asiatica e in particolare con quella bengalese, vuol dire tornare ad essere bambini. È tutto un mondo da scoprire e da imparare. Ma è nel nome del Signore che sono qui. È lui che mi ha inviato e per questo cerco ogni giorno di porre in lui la mia totale fiducia.
È l'unica ragione da cui ricevo forza ed entusiasmo per amare questa terra e questa gente.
Per i poveri non c'è tregua
Come sapete, negli ultimi sei mesi del 2007 il Bangladesh ha dovuto soffrire molto a causa dell'alluvione estiva e poi del ciclone che si è abbattuto violentemente nella regione meridionale in novembre. Come sempre, i poveri hanno pagato le più terribili conseguenze. Ma grazie al Signore, con i vostri aiuti e con quelli internazionali, si è potuto evitare epidemie e disagi mortali per i sopravvissuti.
La mia missione, in entrambi i casi, è stata appena sfiorata. Qualche piccolo problema c'è stato, ma grazie agli aiuti, tutto è tornato nella normalità. Si fa per dire, perché i poveri sono tanti e, come ha detto Gesù, "li avrete sempre con voi".
Diffondiamo i valori cristiani
Ogni giorno mi alzo pensando cosa posso fare per i poveri della nostra missione, che sono l'80% delle famiglie. Cerco a tutti costi di evitare la semplice elemosina, per non creare dipendenza. Ma non è semplice, perché per loro non c'è lavoro. Sono fuori-casta, "intoccabili", e non possono salire ai "gradini" superiori della società. Essendo rifiutati, dobbiamo aiutarli, dando loro il rispetto che ogni persona umana merita.
Cerchiamo di diffondere i valori cristiani di pace, giustizia, amore e rispetto, al di là della loro appartenenza etnica o di gruppo. Ma questa missione è ancora agli inizi. Solo Dio sa quando tutto questo si realizzerà. Medito spesso le parole del martire mons. Romero: "Non scoraggiamoci, anche quando l'orizzonte della storia sembra oscurarsi e chiudersi".
Occhi, orecchie e cuore
Prego con le parole del filosofo Dussel: "Signore, aprimi gli occhi per vedere la sofferenza che mi circonda; aprimi le orecchie per sentire il pianto; ma soprattutto, muovi il mio cuore per pentirmi della mia debolezza e non nascondermi mai da te. Aiutami a esserti fedele nella solidarietà con coloro che subiscono ingiustizie in questo mondo. Aiutami a essere un discepolo fedele nella costruzione del tuo regno".
Vi chiedo di essere a noi vicini con la vostra preghiera e la carità, affinché possiamo sentirci tutti parte di una sola famiglia, dove l'amore per i poveri sia sempre presente nelle nostre scelte di vita, per costruire il regno di Dio nel mondo.








