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Salvador, Porto Seguro, Ilheus sono i primi punti di approdo dei commercianti di schiavi. A Porto Seguro ci sono ancora i segni dell’arrivo, nel 1500, del portoghese Pedro Alvares Cabral. Questi, trovandovi le acque tranquille, avrebbe esclamato: “Questo è un porto seguro”, ed è rimasto il nome. Di fronte all’oceano, in una spianata, si erge una grande croce dove fu celebrata la prima messa in terra brasiliana. In un’altra pietra la scritta: “Aqui nasceu Brasil”.

Più a nord, a Ilheus, a Rio do Ingenho, nel 1500 è stata costruita dai Gesuiti una chiesetta, ancora esistente. Lì veniva offerto un primo conforto religioso agli schiavi che arrivavano dall’Africa. Dopo l’abolizione della schiavitù, questi, ormai liberi, si sono fermati, dando luogo a un’etnia tipica, chiaramente di origine africana, che ancora oggi caratterizza quelle terre.

La speranza che il bene trionferà…

Suor Chiara Ameglio, di Assisi, anni fa, quando arrivò in Brasile per la prima volta, vide subito lo stato di abbandono in cui vivevano tanti bambini. Senza genitori, senza cibo e istruzione, si aggiravano nelle strade polverose alla ricerca di qualche cosa da mettere sotto i denti. Suor Chiara, per strappare tutti quei bambini al degrado, cercò di avviare un progetto che offrisse loro almeno un pasto al giorno e l’istruzione.

È nata così, nel 1998, l’Associazione di volontariatoPro Meninos de Rua”. “Non possiamo rimanere indifferenti quando la fame ha il volto dei bambini”, sostiene suor Chiara con la forza e la determinazione che ha sempre avuto in tutti questi anni.

Sono nati tanti centri: Ilheus, Banco da Vitoria, Itabuna, Itororò, Canavieiras, e perfino a Manaus, nella lontana Amazzonia. Da ultimo è stato costruito ex novo il centro di accoglienza S. Chiara, ai margini di una favela di Banco Da Vitoria. La sorella, convinta che “camminando si apre il cammino”, continua a sostenere tutti:

“È la speranza a spingerci ad andare avanti, a darci la forza di credere che, a dispetto di tutto il male presente nel mondo, il bene trionferà”.

La bellezza salverà il mondo

L’aereo dell’Azul brasiliana inizia la sua discesa dall’oceano verso l’aeroporto di Ilheus. L’azzurro intenso dell’oceano, accompagnato dallo splendore della baia di Pontal, invade il nostro cuore e predispone l’animo alla freschezza, alla luce, all’infinito. Il Cristo Redentore, posto all’imboccatura della baia, sembra accoglierci con le sue braccia spalancate come per un misericordioso gesto d’amore. Bellezza e amore è il binomio che ci accompagnerà in questo viaggio ai centri di accoglienza dei bambini di strada. Sono con me, oltre all’infaticabile suor Chiara, Lucia Marcheselli di Pej di Zerba (PC) col suo parroco don Enzo Manici, che sostengono l’associazione “Pro meninos de rua”.

Bellezza, amore e missione

Mi viene in mente la famosa frase di Dostoevskij, che scrive: “la Bellezza salverà il mondo”, e spiega nel romanzo “I fratelli Karamazov” il senso di questa frase. Un ateo domanda al principe Mynski in che modo la bellezza salverebbe il mondo. Il principe non dice nulla, ma va da un giovane di 18 anni che sta agonizzando. Rimane lì, pieno di compassione e di amore, finché quello muore.

Con questo voleva dire: è la bellezza che ci porta all’amore condiviso con il dolore e le povertà di questo mondo. È la bellezza che suscita l’amore e ci fa vedere nell’altro un prossimo da amare. Esiste uno stretto legame fra bellezza, amore e missione.

La bellezza non è solo qualcosa di estetico, ma possiede una dimensione etica e religiosa. Gesù stesso era un seminatore di bellezza e l’ha messa nell’animo delle persone, affinché, attraverso di essa, tutti diventassero fratelli fra loro e recuperassero la propria dignità.

L’amore non può rimanere teoria

Le parole di Papa Francesco illuminano  bene questa nostra missione nelle periferie del mondo. L’agire di Dio verso di noi non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore non può rimanere d’altronde pura teoria. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. Dio desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso di noi cristiani.



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