“Appassionata della missione”
La parrocchia annunci Cristo a tutti
La parola “parrocchia” fa pensare al proprio campanile, cioè all’appartenenza religiosa collocata in un territorio. Campanilismo, invece, indica chiusura e una certa arroganza rispetto al resto del mondo. La parrocchia, in realtà, è sinonimo di impegno concreto dove ognuno di noi vive. La missione è un impegno molto più vasto, con lo sguardo sul mondo intero.
Il convegno missionario
La chiesa esiste come realtà ancorata nel locale; la sua missione, però, supera questa realtà per estendersi a tutto il mondo. La missione della chiesa è per tutti gli uomini di ogni popolo, cultura e religione, e per tutti i tempi. La chiesa di Gesù, infatti, è “cattolica” cioè universale.
Ogni anno, il centro missionario della diocesi di Bergamo organizza un convegno su un aspetto particolare della missione. Quest’anno è stato celebrato l’81° appuntamento. Vi hanno partecipato tutti i rappresentanti dei gruppi missionari della diocesi. Le forze vive, che hanno a cuore la missione universale della chiesa, si sono incontrate per aggiornarsi e sentirsi unite. La diocesi di Bergamo si impegna molto perché non venga meno l’attenzione alla missione. I bergamaschi, peraltro, hanno una tradizione di grande impegno, sia per quanto riguarda l’invio di missionarie e missionari, sia per gli aiuti economici destinati alle chiese povere.
Due modi di fare missione
Le varie comunità cristiane si confrontano con il loro passato, ma anche con il mondo moderno e con il nuovo tipo di persone alle quali infondere la fede cristiana. Missione, infatti, vuol dire trasmettere la fede in Gesù Cristo e lo stile di vita nuova che nasce da questa fede. Proprio per questo, il convegno ci ha fatto riflettere sulla parrocchia “appassionata” della missione. Siamo stati invitati a recuperare il senso della missione qui da noi, tra la nostra gente. Non si è parlato molto della missione universale, di andare ad annunciare Gesù in quei luoghi dove il vangelo non è conosciuto.
La missione è unica: far conoscere Gesù a tutti. Ma, come ha spiegato il biblista don Facchinetti, questa missione ha due forme, due modi di viverla: dentro e fuori. È stato così fin dall’inizio della chiesa. Pietro si occupava della missione presso gli ebrei, che già conoscevano Dio; Paolo si occupava dei pagani, che appartenevano ad altri mondi culturali e religiosi. Oggi potremmo dire così: c’è la missione verso tutte le persone che vivono nel territorio della parrocchia, ma non hanno una fede convinta; ma c’è anche una missione più ampia per chi non conosce il cristianesimo e il vangelo, perché appartiene ad altre culture e religioni.
La forza dello Spirito Santo
Al convegno ci sono state molte testimonianze sulla missione che la chiesa può, vuole e deve portare avanti nella nostra società moderna e a Bergamo in particolare. Sono stati toccati numerosi temi riguardanti i giovani, gli oratori, i migranti, la famiglia, la celebrazione della Messa, la carità del volontariato. Sono emersi anche alcuni problemi, da affrontare con coraggio evangelico.
Io sono missionario per le genti. Sono pronto a partire e andare lontano, perché ho ricevuto il carisma per la missione universale. Capisco, però, che è indispensabile per la chiesa locale riscoprire la missionarietà. È questione di coerenza tra fede e vita cristiana. Gesù e il suo vangelo deve essere testimoniato anche qui, dove la tradizione della fede corre il rischio di essere spazzata via dal relativismo e dall’indifferenza. Bisogna riagganciarsi a Gesù, in modo profondo e convinto, per poter far fronte alle nuove sfide. Solo un cristianesimo consapevole e gioioso può trasmettere la fede nella nostra società attuale. Noi missionari guardiamo con simpatia a questo sforzo che la chiesa fa per diventare più viva e missionaria. Siamo convinti che la missione è portata avanti soprattutto dallo Spirito Santo, che converte i cuori di tutti: dei cristiani e dei non cristiani, dei sacerdoti e dei missionari.








