Anni di grazia e fedeltà: Nel confessionale, i fiori e una luce
Alcuni giorni prima del giubileo sacerdotale, p. Pierino Regazzoli aveva scritto alla signora Cristina, chiedendo una preghiera. Con parole sobrie, egli fa una breve sintesi della sua vita e del suo stato d'animo, pieno di riconoscenza e di umiltà:
"Cinquanta anni di grazia e di amore misericordioso di Dio: i primi otto anni in Italia (Salerno e Cagliari), poi in Burundi per 25 anni, dove era mio desiderio restare, ma non mi è stato possibile per motivi di salute. Ma la mia vocazione sacerdotale missionaria continua, in maniera nuova ma non meno vera. In questo lungo percorso sacerdotale missionario devo mettere sull'altare della misericordia del Signore le mie fragilità, i miei limiti".
Vita silenziosa e piena di frutti
Padre Rino Benzoni, superiore generale dei saveriani, aveva scritto a p. Pierino e agli altri confratelli, il giorno stesso del loro giubileo sacerdotale. Li ringraziava per la loro fedeltà, che è dono e grazia di Dio, per il "mucchio di bene" fatto, e per le tante persone che in loro hanno "incontrato la fede e sperimentato il volto paterno di Dio".
Ed esortava perché anche nella vecchiaia ciascuno continuasse a dare la propria testimonianza: "più silenziosa e meno movimentata, ma ancora piena di frutti". Alla fine, per p. Pierino aveva aggiunto a penna: "Tra le tante tue attività, c'è anche quella di avermi insegnato matematica; quindi ti devo parte della mia formazione. Ricordami al Signore!".
Padre Pierino era un fedele confessore, sempre disposto ad accogliere i "penitenti" in casa e ad andare in città. Era il confessore delle suore Ancelle di carità e degli studenti del loro collegio; ogni martedì e venerdì si recava nel duomo di Desio. La gente sapeva e andava per il sacramento della penitenza. Dopo l'annuncio della sua morte, per tre giorni, i "suoi fedeli" hanno posto una luce e un mazzo di fiori nel confessionale di padre Pierino.
Quel sorriso del Crocifisso...
Mons. Armando Cattaneo, vicario dell'arcivescovo di Milano per Monza e Brianza, è stato uno dei tanti preti che "approfittavano" di p. Pierino per la confessione. In occasione del giubileo sacerdotale, mons. Armando gli aveva scritto una lettera, di cui riportiamo alcune frasi.
"Le confido che sentire il suo passo lento e pesante, che annuncia da lontano il suo arrivo, mi riempie di gioia. Spesso scopro nelle sue frasi riflessioni inedite e intuizioni sorprendenti e profondamente vere. Lei, si può dire, è nato missionario e lo è e lo fa ovunque, con naturalezza, in Burundi come in Italia: da giovane come da anziano.
Quando la incontro, lei mi fa venire in mente il Crocifisso sorridente del castello di Xavier in Navarra. Un sorriso che non è mai leggero o banale; un sorriso paterno e intenso: fa capire che l'amore del Signore è sì pagato a caro prezzo sulla croce, ma è vincente e racchiude una forza così grande da non aver paura della grande tribolazione...".








