Amazzonia, la posta in gioco
Lo scopo del Sinodo è chiedersi come la chiesa possa annunciare meglio il vangelo alla luce di ciò che accade in quell’immenso territorio, dove i deboli, i piccoli e la terra sono minacciati. “Il Sinodo ruota attorno alla vita, del territorio amazzonico e dei suoi popoli, della Chiesa, del pianeta” (n.8). Questo aiuterà la chiesa a capire la sua missione evangelizzatrice, i “nuovi cammini” da percorrere, in Amazzonia, e non solo. In tante altre parti del mondo, infatti, ci sono problemi simili.
Ascoltare. Bisognerà, anzitutto, ascoltare i popoli dell’Amazzonia, unici e originali, tesoro da apprezzare. “Togliti i sandali dai piedi, poiché il luogo sul quale stai è una terra santa!” (Es 3,5). Ascoltare, prima ancora di organizzare e fare piani. Ascoltare è più che sentire. Ascoltare il grido della terra e di quei popoli, spesso vulnerabili e a rischio, facendolo risuonare. Dice la saveriana Tea Frigerio: “Se ascolteremo col cuore forse cammini nuovi potranno essere tracciati, nuovi orizzonti disegnati, il volto amazzonico delineato”.
Locale-universale. Il sinodo si celebra a Roma, ma interessa la chiesa universale. Così come questa è andata oltre il mondo ebraico, aprendosi alla cultura greco-romana e a tanti altri popoli, anche oggi il vangelo si lascia arricchire dalla diversità delle culture, in particolare dalla ricchezza dei popoli indigeni. Hanno molto da insegnarci.
Unità-diversità. L’unità non teme la diversità e quest’ultima non minaccia l’unità della chiesa europea e del mondo, anzi la rafforza. La diversità è una ricchezza. La chiesa dell’America Latina, con la sua diversità, porterà nuove luci a quella europea e del mondo.
Popoli indigeni minacciati. I progetti di estrazione (legname, materie prime, acqua e petrolio), sfruttamento e “sviluppo” contaminano la terra e le acque dove vivono i popoli indigeni, minacciandoli. Hanno sempre vissuto in questi territori, insieme ai popoli tribali e alle comunità afrodiscendenti. Per loro la terra, è tutto, è “Madre” che dona vita, senza di essa non c’è futuro. Non possiamo abbandonarli. Il Sinodo vuole difendere la vita delle comunità amazzoniche.
Vecchio-Nuovo. Il Sinodo non ripeterà il “già detto”, ma cercherà nuovi cammini. Non bisogna aver paura del nuovo, difendendosi e facendo resistenza. Il “vecchio” non deve chiuderci al “nuovo”. I due vanno sempre insieme. Confidiamo nello Spirito che non ci fa tornare indietro, ma procedere in avanti.
Il sistema capitalista neo liberale considera i popoli indigeni persone di “seconda classe”, un “intralcio” allo sviluppo; le loro terre ancestrali un “bottino” da strappare. Chi si oppone viene criminalizzato e perseguitato. Ci si appoggia a una cultura razzista, dello “scarto”. Le uniche resistenze sono l’unione tra i popoli indigeni e l’azione di (parte della) chiesa. “Una chiesa che si proclama di Cristo e non combatte per la giustizia sociale, la solidarietà e una vita decente per tutti, non è di Cristo” (M. Bartolini). Una chiesa che obbedisca “a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29), coraggiosa, audace, profetica, testimone.
Colonizzare o accogliere. Colonizzare è dominare, rapinare, sfruttare il territorio e andarsene con le valigie piene. Francesco denuncia ogni forma di neocolonialismo ed esorta la chiesa a non colonizzare i popoli dell’Amazzonia, che hanno una loro storia e presenza di Dio. Occorre piuttosto suscitare una chiesa indigena, la cui fede si incarni nella loro realtà e si esprima tramite la propria cultura e spiritualità, non europee. Ci guadagnerà la missione universale.







