A Roma il Saverio fa breccia
Il nobile laureato tende la mano
Poco prima della settimana santa, nel marzo del 1537, i compagni si avviano verso Roma. Vogliono chiedere al papa il permesso per andare in Terra santa e diventare preti. Ignazio resta a Venezia, per non ostacolare gli altri con la sua “cattiva” reputazione e le invidie di un cardinale e di un ricco influente negli ambienti romani... Nove giorni di viaggio, seguendo la via Romea, lungo la costa adriatica fino alle Marche, attraversare l'Appennino e scendere a Roma.
Bagnati, affamati e al verde
Nella povertà più radicale, senza denaro né provviste, confidano nella Provvidenza. Le piogge incessanti rendono il viaggio più duro del previsto, soprattutto nell'estuario del Po. Non incontrano case né gente. Passano le notti in pagliai, senza cibo. Arrivati alla pineta, si nutrono di pinoli. Si dividono in tre gruppetti, per trovare più facilmente ospitalità ed elemosina. Ma gli stenti sono davvero tanti.
Arrivano a Ravenna il 18 marzo, stanchi, bagnati e affamati. Cercano ospitalità e un po' di ristoro. Saverio è ospite all'ospedale della Madonna della Croce (oggi è sede del liceo artistico Nervi), non lontano dalla tomba di Dante. Una tradizione sostiene che il Saverio e i compagni si siano fermati tre giorni; altri dicono che il giorno seguente si siano diretti al porto per proseguire fino ad Ancona via mare.
Arrivati al porto di Ancona, non hanno i soldi per pagare il pedaggio della nave. Il capitano non molla; fa scendere uno di loro a impegnare il libro del breviario e chiedere l'elemosina per saldare il conto. Scesi a terra, vanno subito a cercare rifugio e cibo, perché erano stati a digiuno durante tutto il tragitto. Saverio si dirige verso la piazza del mercato per racimolare spiccioli e cibo: il nobile di Navarra, il laureato alla Sorbona, con la veste sgualcita e scalzo, tende la mano con umiltà.
Nella santa casa di Loreto
La sera di quel giorno, i pellegrini sono già al santuario della santa casa di Loreto: era già rivestita in marmo, dentro la grande basilica. Era un loro sogno venire a pregare nella casa di Nazaret! Il Saverio tornerà a Loreto tre anni dopo, nel suo viaggio per il Portogallo, prima di partire per la missione in Oriente.
Da Loreto, i pellegrini passano per Recanati, Macerata, Tolentino; prendono la valle del Chienti fino a Foligno, Trevi, Campello e Spoleto sulla via Flaminia e così fino a Roma, entrando per Piazza del Popolo. Arrivano la domenica delle Palme, il 25 marzo del 1537.
Il papa è d'accordo su tutto
Saverio e compagni prendono alloggio all'ospedale degli Spagnoli, a Piazza Navona. Qui alloggiavano ospiti spagnoli al massimo per otto giorni. Ma Saverio e compagni possono restarvi tutto il tempo che vogliono, tanto è apprezzato il loro comportamento e servizio. Si alzano presto, escono per elemosinare e aiutare i bisognosi, tornano prima del tramonto. Fanno anche la visita alle “sette chiese”.
Martedì di Pasqua, 3 aprile 1537, papa Paolo III è a Castel Sant'Angelo e invita i gesuiti alla disputa teologica con preti, teologi e cardinali. Li presenta il teologo Pedro Ortiz, che a Parigi aveva denunciato Ignazio all'inquisizione. Saverio si distingue per vivacità, sagacia e modestia. Il papa è bene impressionato dalla miscela di erudizione e umiltà, gli permette di avvicinarsi e di esprimere i desideri suoi e dei compagni . Chiedono tre cose: la benedizione, il permesso per la Terra santa, un vescovo che li ordini preti. Il papa concede tutto. Sul viaggio in Terra santa il papa è scettico, ma dà loro una generosa elemosina per pagare le tasse che i turchi imponevano ai pellegrini. Cardinali e autorità presenti aggiungono del loro, fino alla bella somma di 210 scudi.
A Monselice, per prepararsi alla Messa
Ai primi di maggio del 1537, Saverio è di nuovo a Venezia: lui e nove dei dodici compagnipartiti per Roma circa 40 giorni prima. Due (Arias e Landívar) erano spariti senza lasciare traccia. Il 31 maggio sono alla processione del Corpus Domini e come pellegrini per la Terra santa occupano un posto d'onore nella basilica di San Marco. Nel mese di giugno i compagniricevono gli ordini minori, il suddiaconato e il diaconato dal vescovo Vincenzo Nigusanti. Il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista, sono ordinati sacerdoti, eccetto Salmerón, che non aveva ancora raggiunto i 23 anni richiesti. Il vescovo si emoziona al vedere la loro grande devozione.
Intanto, la situazione politica diventa sempre più tesa; le navi per la Terra santa non salpano. Perciò i compagni decidono di trascorrere l'estate a prepararsi per celebrare la loro prima Messa in luoghi vicini a Venezia, a due a due. Scelgono Treviso, Bassano, Verona, Vicenza e Monselice (Padova). Da fine luglio a fine settembre 1537, il Saverio e Salmerón sono a Monselice, nell'eremo abbandonato di San Giorgio. Passano i primi 40 giorni in ritiro assoluto, eccetto che per la Messa nella chiesa di Santa Giustina e per chiedere elemosina e cibo. Dormono sulla paglia, pregano, fanno penitenza. Poi si dedicano alla predicazione pubblica nella piazza di Monselice. Saliti su una panchina, richiamano l'attenzione dei passanti agitando il cappello. Predicano come possono, in un miscuglio di francese, spagnolo e veneto...
Sul luogo dove ha dimorato il Saverio, è stata costruita la chiesetta di san Giorgio e una grande scalinata, in suo onore.







