A 50 anni da quella notte...
Ricordo bene la notte del 28 settembre 1974 (vigilia della mia ordinazione), perché non ho dormito neppure un minuto. Rimasi a chiedermi continuamente se fossi pronto a consacrarmi a Cristo per la missione nel ministero sacerdotale. Il mattino seguente non sentii più paura o dubbi sulla mia scelta di vivere come missionario. Questo, però, non significa che non abbia avuto momenti di sofferenza e dolore. Ricordo, in particolare, quando ho rischiato l’amputazione di una gamba in Sierra Leone, a seguito di un incidente. Sono infinitamente grato all’intercessione di mamma e alle sue preghiere se ancora oggi ho i miei due arti. Ho lavorato nelle Filippine, nel Regno Unito, ancora in Sierra Leone e negli USA, persino a Parigi, per giungere, infine, in Italia. Dal 2016 al 2019 sono stato a Taranto, sud d’Italia. Insieme alla comunità, mi dedicavo prevalentemente ad accompagnare gli immigrati provenienti da altre nazioni, soprattutto via mare. Alcune organizzazioni malavitose sul territorio non gradivano questa ‘missione’, fino a minacciarmi di morte. Dopo due anni nella comunità di Cagliari, dal 2021 sono tornato a Taranto e mi trovo bene. Come comunità, serviamo varie comunità ecclesiali, in particolare con il ministero dell’ascolto di qualunque persona, anche attraverso il Sacramento della Riconciliazione, l’Eucaristia e l’accompagnamento di gruppi.







