50anni in Bangladesh: Una chiesa, due cuori
Tema del "Paginone" di questo numero: I Saveriani in Bangladesh: E' Giubileo! 1952 - 2002
Una sintesi dei 50 anni guardando al futuro - Da cinquant’anni i missionari saveriani operano in Bangladesh. I saveriani erano stati preceduti dai gesuiti, salesiani e missionari del Pime per l’attività di evangelizzazione nella vasta zona a sud-ovest del paese che allora si chiamava Pakistan Orientale. I cristiani erano 4.000; ora sono 28.000.
Ma i missionari sono per tutti: la loro vita si intreccia con la vita di milioni di musulmani e di hindu. Con l’arrivo dei saveriani inizia la storia della diocesi missionaria di Khulna: "una diocesi con due cuori", spiega p. Silvano Garello, saveriano in Bangladesh e affermato scrittore.
Un cuore storico e un cuore amministrativo
Il cuore storico della diocesi è Jessore (70 chilometri a nord di Khulna), che ha accolto il pioniere della missione nel lontano 1855, mons. Antonio Marietti del Pime, e ne custodisce la tomba. Dal 1864, vi lavorano anche le suore di Maria Bambina. Qui sono arrivati i primi saveriani, per poi dirigersi in tutte le direzioni. A Jessore è sorto il centro catechistico nazionale, che prepara i leaders della comunità cristiana bengalese, iniziato da p. Marino Rigon e completato da p. Marcello Storgato. Nel mezzo di un giardino, la grotta costruita da fratel Leonardo Scalet con la Madonna di Lourdes che sembra guardare verso la prima casa religiosa saveriana, fatta costruire da p. Amatore Dagnino. Di fianco, sorge il Fatima Hospital, iniziato da fratel Lio Stocco e portato alla funzionalità attuale dal saveriano dottor Remo Bucari. Tra gli alberi, una grande croce segnala il luogo dove, durante la guerra di indipendenza, il pomeriggio della domenica delle Palme (4 aprile 1971), p. Mario Veronesi e altri sette cristiani furono fucilati da soldati pakistani.
Khulna rappresenta il centro direzionale, con la cattedrale dedicata a san Giuseppe, la casa vescovile, dove risiede il secondo vescovo della diocesi mons. Michael D’Rosario, due grandi parrocchie, la casa religiosa e il noviziato dei saveriani, la scuola tecnica, che prepara centinaia di giovani al lavoro. A Khulna risiedono ed operano anche altre comunità religiose: le suore Luigine, le suore e i fratelli di Madre Teresa, le missionarie del PIME, le suore del Movimento De Foucauld, la comunità benedettina di p. Carlo Rubini. E poi ci sono le grandi scuole di vario grado, la casa che accoglie i ragazzi di strada, la Caritas, la San Vincenzo, i centri di artigianato, le cooperative sociali...
Una breve sosta per riprendere il cammino
Il giubileo dei 50 anni di presenza è un’occasione per riflettere sulla nostra identità missionaria in questa terra del Bengala. Il contributo dei saveriani nell’evangelizzazione, nella produzione di letteratura cristiana e di strumenti per la catechesi e promozione umana, nel dialogo interreligioso e in nuove forme di presenza tra i non cristiani, è stato un contributo significativo e stimolante per tutta la chiesa del Bangladesh. Oltre alla diocesi di Khulna, i saveriani oggi operano anche nelle diocesi di Dhaka, Mymensingh e Chittagong (quattro delle sei diocesi in Bangladesh).
Dopo 50 anni di missione, sentiamo il bisogno di ringraziare Dio perché ci ha scelti per testimoniare il suo Regno in Bangladesh.
Ma le stesse nostre opere ci invitano ad una revisione. Comprendiamo meglio, ora, la necessità di esprimere, nel nostro lavoro, un maggiore equilibrio tra azione e preghiera, tra dialogo e annuncio, tra sostegno economico e dignitosa autosufficienza, tra cura pastorale e urgenza missionaria. Soprattutto i laici guardano a noi con il desiderio di instaurare una collaborazione più intensa nell’attività missionaria, nei campi della spiritualità, dello sviluppo umano, della cultura e del dialogo.
Non esiste per noi il pericolo di restare disoccupati. In modo diverso dagli inizi, siamo chiamati ad essere i pionieri del terzo millennio, che intravedono in Asia il campo privilegiato dell’azione missionaria della chiesa intera. Con la preghiera, chiediamo di poter godere della grazia di una nuova Pentecoste.
Eredi del passato e germi del futuro
Siamo eredi del passato e germi del futuro. Non possiamo dimenticarlo. Abbiamo fatto un lungo cammino, con tanti compagni di strada. Il senso del passato lo ritroviamo nelle storie di vita e nei cuori delle persone, molto più che nello opere compiute o nei monumenti di pietra.
Guardando la nostra storia, con i dati alla mano, possiamo ricordare che in questi cinquanta anni (1952-2002), hanno lavorato in Bangladesh 110 saveriani (98 sacerdoti e 12 fratelli) provenienti da varie nazioni: 91 italiani, 9 Messicani, 3 britannici, 3 spagnoli, 2 indonesiani, 1 statunitense, 1 brasiliano.
Ventisette sono i nostri defunti. Tra loro: l’uomo di Dio p. Veronesi; il tecnico dei pozzi p. Valeriano; il padre dei muci p. Serafino; l’apostolo dei Mandi p. Tonino; l’esploratore di vie nuovep. Sebastiano; la tigre della foresta p. F. Tomaselli... E’ misterioso per noi pensare che per molti di loro la vita si è conclusa presto, alla soglia dei 50 anni; per p. Marco Mattiazzi, travolto da un camion della polizia, a soli 30 anni! Sembra quasi che il Signore voglia toglierci le forze migliori, quando più grande è il bisogno.
Ma ecco che i primi giovani bengalesi rispondono alla chiamata missionaria entrando a far parte della famiglia saveriana. Uno studia teologia a Manila; tre hanno fatto la professione religiosa il 26 luglio scorso e continueranno gli studi in Italia e in Ciad (Africa).
La chiesa nata 50 anni fa è cresciuta tanto da inviare i suoi figli ad annunciare il vangelo in altre nazioni. Il seme muore per portare frutti.
Sette saveriani sono sepolti in Bangladesh:
- Benito Rota,
- Mario Chiofi,
- Mario Veronesi,
- Valeriano Cobbe,
- Tonino Decembrino,
- Sebastiano Tedesco,
- Rinaldo Nava.








