44° anniversario della morte del Servo di Dio p. Pietro Uccelli
I secoli che si sovrappongono riaccendono la memoria dei testimoni del sangue e della Fede; le catacombe, i santuari esplodono di luce. Ricompare un ottantenne minuto, malfermo, ormai consunto; si avvia ancora all'appuntamento, in fondo sotto il vecchio portico a colonne delle Missioni Estere di viale Trento a Vicenza. Qualcuno è in paziente attesa, accanto alla piccola statua di s. Giuseppe, ravvivata da un lume; il volto teso esprime fiducia, speranza. La scena è ricalcata da decenni.
Soltanto prima di spegnersi p. Uccelli espresse il desiderio di collocare il suo taumaturgo in più degna dimora. Circa due mesi avanti la sua fine il venerato padre fu accompagnato con fatica nella cappellina, inventata per il suo s. Giuseppe: l'avevano sistemato sopra un altarino in marmo. Si leggeva la contentezza nei suoi occhi stanchi. Ma di fianco al piccolo altare si apriva uno spazio un po' asimmetrico, e il caro padre chiese: "E questo cos'è?".
"È il posto per accogliere i devoti" fu la risposta. Lui si mosse strascicando i piedi, e non pareva convinto o forse indovinò che quel vano era destinato al suo ultimo riposo. In fondo poi non era male. La sera del 19 ottobre 1954 rientro da Chiampo e odo suonare la campana fuori orario; so che p. Uccelli è grave e capisco all'istante: mi precipito nella sua camera, giusto in tempo per accogliere i suoi estremi singulti senza scosse, e poi il pianto senza freno del superiore p. Zotti, che l'aveva assistito con la passione di un figlio.
Colgo alcuni tratti della vita di p. Uccelli dalla recente biografia scritta da p. Ettore Fasolini, con il titolo: "Una Lampada Accesa": "La salma venne esposta nella saletta: il volto scavato pareva sorridere. Lo scultore Giordani ne ritrasse la maschera armoniosa, che sembrava parlare d'un mondo diverso, intessuto di trascendenza e d'Assoluto.
Per due giorni un pellegrinaggio incessante si avvicendò ai piedi della salma. Molte persone non riuscivano a trattenere le lacrime. L'esclamazione di tutti era: "È morto un santo!".
"Il Comune di Vicenza aveva decretato che il funerale fosse a carico della civica amministrazione, come segno di partecipazione dell'intera cittadinanza al lutto. Quello che si snodava per le vie della città non pareva un funerale: la bara procedeva verso la chiesa come se scivolasse sulle onde di un mare di teste; dagli umili, dai piccoli, da coloro che avevano sofferto e sperato con quel gracile prete, si elevavano il plauso e la lode al Signore".
"La folla era immensa; la chiesa di s. Rocco e il piazzale antistante non riuscivano a contenere quella marea di persone. Il feretro venne collocato in maniera provvisoria nella chiesetta di s. Pietro d'Alcantara, alle Missioni Estere. Le autorità e i parlamentari vicentini si diedero subito da fare per ottenere da Roma il permesso per la tumulazione definitiva, contro ogni norma".
"Ancor oggi la tomba è continuamente visitata: s. Giuseppe e p. Uccelli sono tutt'ora presenti e accolgono come un tempo le suppliche, come pure gli attestati di gratitudine. C'è un librone posato su quella tomba (è il nono della serie) che raccoglie le testimonianze di piccole e grandi storie, tracciate con le più svariate calligrafie. P. Uccelli continua così a “dare udienza” proprio come aveva fatto in vita”.
"Ora è stata introdotta la Causa di Beatificazione di quel piccolo grande eroe che ha attraversato le terre di Reggio Emilia, della Cina e del vicentino, armato solo d'una fede incrollabile e della corona del rosario. Le persone che lo hanno avvicinato sono caldamente invitate a portare la loro testimonianza". Sulla sua tomba brilla come una lampada accesa l'ammonimento che p. Pietro era solito offrire a chi l'incontrava: "Non privarti della gioia di fare il bene".








