2025, insieme di speranze in azione
Il 2025 sarà un anno giubilare. Nella tradizione biblica e cristiana questo tempo aspirava a riflettere su come intervenire per una liberazione generale delle persone e dei beni in modo che ciascuno rientrasse nel suo patrimonio e gli schiavi riavessero la libertà. Anche se di difficile realizzazione, e forse mai completamente realizzato, il Giubileo era l’occasione per ristabilire un corretto rapporto con Dio, con le persone e con la natura nella remissione dei debiti. I beni della terra infatti sono destinati a tutti e questo costituiva un appello alla speranza.
L’orizzonte di questo XXXI Giubileo è dato da una citazione della lettera di S. Paolo ai Romani (5,5): “Spes non confundit” (La speranza non delude), perché offre la certezza dell’amore di Dio comunicatoci in Gesù Cristo. Guardando il mondo attuale oscurato da guerre, tragedie e distruzioni, papa Francesco vuole dare con questo tempo santo l’occasione per rianimare la speranza perché “nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa di bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé”.
Questo desiderio di speranza, unito alla pazienza nel tener duro nelle prove e nelle situazioni difficili, abbiamo voluto cercarlo nei diversi luoghi dove opera la Famiglia carismatica saveriana, formata dai missionari Saveriani, le missionarie di Maria-Saveriane e i Laici e Laiche saveriani, per percepire l’universalità di questa aspirazione e nel sentire come tutta l’umanità aspira alla sua concreta realizzazione. L’annuncio del Vangelo infatti porta con sé il seme della speranza e la missione della Chiesa è quella di scrutare quei “segni dei tempi” che rivelano le aspirazioni del cuore umano, bisognoso di salvezza nel suo pellegrinaggio terreno.
Ogni mese dell’anno illustrerà i segni di speranza presenti in quei Paesi dove sono impegnati missionari e missionarie, consacrati e laici. Segni semplici, quotidiani, ma che contribuiscono a creare relazioni fraterne che danno sapore alla vita e creano quella gioia sociale che rende bello il vivere. In Bangladesh, per esempio, sarà la convivenza tra cristiani provenienti da diversi gruppi tribali. In Brasile, la ritualità che diventa carità per i più poveri. In situazioni difficili come in Congo, Mozambico e Thailandia, la speranza viene dalla resistenza e determinazione della gente semplice, sostenuta dalla Chiesa, per continuare ad affrontare le avversità senza perdersi di coraggio. Nella vita frenetica degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Italia la speranza visibile viene dal volontariato giovanile che vuole aiutare le persone povere ad avere una vita più dignitosa e combattere così povertà, emarginazione ed esclusione. In Marocco la speranza viene dal dialogo con il mondo musulmano che vuole prendersi cura di chi vive in situazione di vulnerabilità. In Colombia la speranza più grande viene dalla pace sociale voluta e cercata per tanto tempo, con la dignità ritrovata delle popolazioni afroamericane e dei popoli nativi. Nelle Filippine la speranza viene da un volontariato che porta solidarietà e vicinanza coltivando una mentalità critica nei confronti delle ingiustizie. Il Messico trova la sua speranza in un rinnovato impegno per la missione in quelle zone periferiche dove violenza e brutalità tolgono il respiro alla gente.
Come vedrete, il Calendario del 2025 sarà un condensato di speranze in azione. Ci farà sentire in comunione con tante persone animate da quella speranza nata dall’incontro con il Signore Gesù desideroso che tutti, su questa terra, abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Questo sarà un ulteriore stimolo anche per noi, perché, uniti a quei popoli lontani che si impegnano per un mondo migliore, il nostro sperare abbia un impatto positivo e vivificante nel nostro ambiente per “sostenere la necessità di un’alleanza sociale per la speranza”.







