Tre anni nella sagrestia d’Italia
Pubblichiamo postuma questa bella testimonianza di p. Eugenio Melandri, comparsa su “Rivista Solidarietà internazionale” (n. 5-6/2019 - CIPSI), in un numero a lui dedicato.
A Vicenza, ho vissuto tre anni molto belli. Ho conosciuto molta gente, soprattutto ragazzi, con cui avevamo costituito un gruppo di oltre 150 giovanotti. In quel periodo, il vescovo di Vicenza era un certo mons. Arnoldo Onisto, un vescovo che sembrava un contadino, ma con una sensibilità sociale enorme. Fu conosciuto molto in Italia, perché, a un certo punto, fece una grande polemica con la Confindustria locale, proprio per difendere il lavoro e gli operai.
Vicenza, allora, era chiamata la sacrestia d'Italia. Tutti andavano a Messa, e c’erano dei valori profondi. Sono stati anni molto belli. Abbiamo fatto molte cose con i ragazzi. Ricordo che avevo avuto l'opportunità di invitare sia l'Abbè Pierre sia mons. Helder Camara, e questo mi aveva creato una certa fama. Quando venne mons. Camara avevamo cominciato a portare avanti alcuni temi che, in seguito, sono diventati caratteristici del mio lavoro. Nel 1975 avevamo creato un gruppo di ragazzi per l'obiezione di coscienza al servizio militare e avevamo cominciato a portare avanti un impegno di non violenza.
Già allora facevamo le lotte contro le armi e contro i mercanti di morte. Subimmo un attacco molto forte dal giornale di Vicenza. Da lì, poi, partì la campagna "cattivi voi, buoni noi". Erano già i tempi di impegno contro le armi, la non violenza, l'obiezione di coscienza...
È stato molto bello anche il lavoro nelle parrocchie perché, nonostante io apparissi un po' strano, sono sempre stato molto aiutato e amato dai parroci. Con i ragazzi organizzammo una sorta di confessione comunitaria in cui essi stavano seduti e i presbiteri si avvicinavano a loro. Tutta una serie di cose ha creato un rapporto molto buono con la diocesi di Vicenza. Poi, in quel periodo, era molto sentito l'aspetto sociale. C’erano dei ragazzi che si stavano indirizzando a fare i sindacalisti, venivano anche a mettere il naso da noi per vedere come erano trattate le donne in cucina... Una volta, un ragazzo minacciò di denunciare l'economo ai sindacati. Non so cosa avesse fatto, era un buon uomo, anche se avaro.
Sono stati anni belli, ma anche piuttosto complicati. Devo dire però che se a Vicenza c'erano queste tensioni, da Parma il superiore mi ha sempre sostenuto.






