La scelta di stare in… “periferia”
Viviamo in un tempo di profondo cambiamento sociale e culturale: terrorismo, populismo, catastrofi naturali, guerre, nazionalismo, grandi ondate di rifugiati. Questo interpella, oggi, tutte le comunità e i paesi. Un muro è caduto e se ne costruiscono dieci! È la realtà in cui viviamo.
Papa Francesco con la Evangelii Gaudium e la Laudato Si’ ci dice che la chiesa ha consapevolezza del tempo presente e, situata nella storia umana, continuamente si domanda come affrontare le istanze del momento. Cosa fare per rispondere al momento attuale con “profezia”? Uno sguardo al vangelo forse ci dà luce e indica il cammino. Papa Francesco con il suo esempio, il suo insegnamento, la sua presenza sta indicando alla chiesa il cammino da scegliere continuamente per rispondere alle situazioni attuali.
Che cosa ci dice allora il vangelo? Se noi osserviamo bene, vediamo che in un gruppo, in una società o anche in famiglia, ci sono sempre dei settori rifiutati, temuti, negati, disprezzati, odiati o semplicemente ignorati. Papa Francesco ci indica questo con il termine di periferia. È la storia di tutti i tempi e di tutte le epoche. Dall’Impero Romano, al medioevo, all’epoca moderna.
Gesù è venuto e che cosa ha fatto nella sua vita? Non solo ha scelto di stare alla periferia, in una classe sociale ignorata, forse disprezzata. Era figlio di un falegname e i suoi dicevano: “Che cosa può venire di buono da Lui?”. Con la sua vita dimostra che tutti quelli che sono alla periferia di un sistema, di una società, del mondo, di un gruppo qualsiasi, posseggono il segreto per una vera conversione e una vera realizzazione di quel determinato sistema, società, mondo o gruppo. Ecco perché la chiesa è stata fatta e voluta come quella società che costantemente va alla periferia, all’ultimo dei fratelli o sorelle, al nemico, perché di fatto è là che incontra la sua vera conversione e la sua piena realizzazione.
Gesù non è solo un genio dal punto di vista teologico, ma anche psicologico e sociologico.
Quando qualcuno si definisce come “escludente”, sarà sempre dalla parte sbagliata della storia. Evita la sua unica vocazione e quindi è destinato a morire, a estinguersi, perché in contrapposizione al Cristo che ha cambiato la storia: “Non c’è più giudeo o gentile, uomo o donna, schiavo o libero, ma tutti sono Uno in Cristo” (Gal. 3,22). Se c’è un gruppo che Gesù critica seriamente è quello che include se stesso dalla parte di Dio ed esclude gli altri. Solo se il popolo di Dio riceve il peccatore, l’ammalato, lo straniero, il migrante, coloro che non giocano come noi, non vivono come noi, solo allora riuscirà a scoprire la Pienezza di Cristo. Abbiamo bisogno di queste persone per la nostra conversione e quindi per scoprire il Cristo Salvatore. Se Cristo rimanda i guariti, i peccatori, i morti alle proprie famiglie, al tempio, ai sacerdoti, non è tanto per essere riaccettati dalla comunità, ma perché quel gruppo possa rinnovarsi.






