Il bisogno di vedere il mondo con gli occhi di Gesù
Il superiore generale dei saveriani, ci offre questa riflessione sull’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”.
Papa Francesco ha presentato la nuova enciclica Fratelli Tutti, terza del suo pontificato, che ha come sottotitolo: Sulla fraternità e la amicizia sociale. Ispirato dal santo di Assisi, nel contesto della pandemia che stiamo vivendo, il papa ci offre un cammino di vita con sapore evangelico. Il punto di partenza è lo sguardo di Dio sull’umanità, sua creatura. È una chiamata ad accogliere, e quindi a fare nostro, il sogno di Dio, impegno a “fare del mondo la famiglia dei figli di Dio”, a vivere “come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ci ospita tutti… tutti fratelli” (FT 8).
Vorrei indicare alcuni punti che mi sembrano importanti per la lettura, lo studio e l’applicazione nella vita di questo importante documento.
La nostra fede. Crediamo e amiamo il Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo. È a lui che consacriamo la nostra vita. Dunque, è necessario guardare il mondo con lo stesso sguardo di Dio, ovvero con il cuore (Es 3,7-12).
Dio ha un progetto di amore per il mondo: che l’umanità, da lui creata, diventi un solo corpo, una sola famiglia, dove non ci siano disuguaglianze, barriere, sfruttamenti, violenza, povertà materiale, violazione dei diritti umani, vendita di armamenti per distruggere, accaparramento dei beni nelle mani di pochi, esodi, leggi ingiuste… È questo anche il nostro progetto (Is 65, 16b-25). Non ne abbiamo un altro.
Abbiamo bisogno urgente e quotidiano di vedere il mondo con gli occhi della fede in Gesù. Sull’essenziale non possono esserci visioni differenti: o guardiamo il mondo con gli occhi divini, oppure lo guardiamo a partire da noi stessi, dove c’è solo spazio per l’io, per gli interessi che escludono ed emarginano. Abbiamo bisogno di occhi nuovi per scoprire le radici del male nel mondo e le sue manifestazioni di distruzione, morte, esclusione. Non possiamo andare avanti come se ciò che vivono i due terzi dell’umanità non ci riguardi.
La persona ferita, la incontriamo nel volto e nella realtà di tanti la cui dignità è calpestata. Servono occhi nuovi per vincere il grande male dell’indifferenza, del chiuderci nella nostra realtà sacra. C’è bisogno di vicinanza, di uscire dal guscio del proprio comfort e imborghesimento, di andare all’incontro reale dove si manifesta e vive il Signore e quindi condividere la vita con chi non ne ha. È doveroso darsi continuamente una mossa per evitare il più grande dei pericoli: non amare.
Non abbiamo il monopolio della carità. Lo Spirito di Dio, colui che ci “guiderà verso tutta la verità” (Gv 16,13), è al di sopra di ogni chiusura mentale e ideologica, è libero come il vento. Tocca a noi coltivare il desiderio di essere persone veramente spirituali, cioè guidate dallo Spirito di verità. Persone dunque aperte, rispettose, che offrono la mano senza fare nessuna distinzione, libere dai pregiudizi che creano gruppi separati, fanatici, i buoni e i cattivi. Tocca a noi essere persone gioiose e decise che vanno incontro a chi pensa e crede differentemente da noi.
Alcuni anni fa, ho incontrato un signore. Rifletteva su ciò che aveva vissuto, gli ideali che l’avevano accompagnato: “Quando ero giovane avevo una voglia enorme di cambiare il mondo e ho lottato per questo. Più tardi, vedendo che il mondo non cambiava, mi sono detto che sarebbe stato meglio cercare di cambiare quelli vicini a me. E ho lottato per questo obiettivo. Adesso che sono alla fine della mia vita, penso che sarebbe stato meglio se avessi incominciato a cambiare me stesso per primo. Non avrei perso la vita”.
Leggiamo Fratelli Tutti, cerchiamo di capirla bene, disponiamoci a una conversione personale e comunitaria affinché, attraverso di noi, Dio possa manifestare la sua volontà.







