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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

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[di Emmanuel Adili Mwassa]

Nel 2020, la pandemia covid-19 non ci ha permesso di celebrare la Festa dei popoli. Eravamo tutti in lockdown. Quest’anno ci siamo incontrati dopo tanto tempo. Due momenti principali della giornata. Nella mattinata abbiamo partecipato alla celebrazione eucaristica e nel pomeriggio abbiamo mantenuto l’appuntamento dell’incontro tra giovani musulmani e cristiani.

Il tema di quest’anno è stato “Avere cura”. Abbiamo sentito nostro l’impegno di “prendersi cura” di ogni fratello/sorella che “emerge” davanti a noi. L’importanza di “avere cura” è stata sottolineata sia durante la celebrazione eucaristica che durante l’incontro interreligioso. Eleonora e Mariele ci aiutano a fare il film della giornata del 23 maggio 2021 e, soprattutto, ci offrono un messaggio profondo consegnando a noi alcuni interrogativi espressi dai giovani. Concludo questa mia introduzione con le parole di papa Francesco sul tema della cura:

«Il concetto di persona, nato e maturato nel cristianesimo, aiuta a perseguire uno sviluppo pienamente umano. Perché persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento». Ogni persona umana è un fine in sé stessa, mai semplicemente uno strumento da apprezzare solo per la sua utilità, ed è creata per vivere insieme nella famiglia, nella comunità, nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità.

È da tale dignità che derivano i diritti umani, come pure i doveri, che richiamano ad esempio la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro «prossimo, vicino o lontano nel tempo e nello spazio». […]

L’Enciclica Laudato si’ prende atto pienamente dell’interconnessione di tutta la realtà creata e pone in risalto l’esigenza di ascoltare nello stesso tempo il grido dei bisognosi e quello del creato. Da questo ascolto attento e costante può nascere un’efficace cura della terra, nostra casa comune, e dei poveri. A questo proposito, desidero ribadire che «non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani». [Dal messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale per la Pace, 2021]

UNA FESTA DEI POPOLI CHE PUNTA ALL’ESSENZIALE

[Di Eleonora Murero]

Una festa dei popoli più spoglia? Forse, ma non per questo meno sentita. Anzi più che spoglia è forse corretto definirla come essenziale. È stato forse un momento che ha permesso maggiormente di capire il significato profondo della festa: il valore di stare insieme nella diversità, tra i vari popoli. In particolare a Desio, come nel mondo, le città si stanno caratterizzando sempre maggiormente di differenze religiose, culturali, linguistiche, etniche. L’incontro dell’altro è un punto chiave, un fulcro della giornata. È il suo significato più profondo.

La festa dei popoli è stata concentrata nella giornata di domenica 23 maggio. Alle 11.30 don Gianni Cesena, parroco di Desio, ha presieduto la Messa nella chiesa di San Giovanni Battista, viste le incerte condizioni meteo, altrimenti la si sarebbe celebrata all’esterno della casa dei padri saveriani in Via Don Milani, 2.

Successivamente, alle 17, nella casa dei padri saveriani, si è svolto il secondo incontro tra giovani musulmani e cristiani. Il primo in presenza. Mentre quello precedente si era tenuto nel mese di aprile su Zoom.

Per facilitare lo scambio di curiosità sono state scritte le domande su dei foglietti anonimi e poste al centro. Un’ora di discussione e confronto comunque non è bastata e infatti l’idea è proprio quella di re-incontrarsi tra un mese. Erano presenti circa una trentina di giovani tra autorità religiose musulmane, come Ashraf Mohammed Koakhar, e cattoliche (oltre a padre Emmanuel, c’era anche diacono Jean Paul).

Qual è il rapporto tra fede e vita? Qual è il significato della messa? Si possono leggere Corano e Bibbia anche se si è di fedi differenti? Come si vive la religione in famiglia? Chi sceglie l’imam?

Queste alcune delle domande che hanno seguito l’interessante confronto nato dalla particolare esperienza di fede di ciascun partecipante, ma con la voglia di mettersi in ascolto dell’altro, del diverso, perché in fondo, siamo tutti un grande e unico popolo!

AVERE CURA

[di Mariele, laica sx]

Avere cura della propria e dell’altrui esistenza fonda le sue radici nella relazione con sé stessi e con gli altri e risponde alle nostre più profonde pulsioni umane di bene. Pensiamo a quante parole contengono la parola “cura”: il parroco veniva definito “curato”, gli ospedali sono case di cura, così come anche nella parola che tanto oggi usiamo “si-curezza” riecheggia la semantica di questo valore e bisogno.

L’emergenza sanitaria che ci ha travolto ci ha fatto ancor più toccare con mano quanto l’avere cura si profila nei termini di una pratica, un’azione in cui le emozioni e i bisogni prendono forma. Ecco quindi che, seppur nel buio della mancata conoscenza professionale del virus, i medici e sanitari si sono presi cura delle persone colpite, i ricercatori hanno unito la loro scienza nel trovare una cura, e oggi in cui iniziamo a vedere spiragli di uscita da questa crisi, non possiamo non pensare alle cicatrici che tutto questo ha lasciato, per cui oggi a richiedere cura è l’anima delle persone che hanno perso i loro cari, di chi si trova ad affrontare difficoltà lavorative ed economiche e di chi come gli adolescenti si sono sentiti deturpati di un tempo prezioso della loro giovinezza.

Tutto questo non può, come uomini e donne di fede, come cristiani che in spirito missionario ci sentiamo parte dell’intera famiglia umana, lasciarci indifferenti. È tempo di sentire crescere in noi la volontà di assumersi l’impegno e la responsabilità della CURA e della CUSTODIA del mondo in cui viviamo.

Come ci suggerisce Papa Francesco nel messaggio del primo giorno dell’anno, è necessario costruire “la cultura della cura come percorso di pace, cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente. Cura del bene comune, della dignità e del bene di tutti; Cura del creato, la nostra casa comune che non può essere disconnessa dalla ricerca di benessere e di pace. Cura della “carità di Cristo”, ispirazione che ci ha lasciato San Guido Maria Conforti, che spinge come forza propulsiva a far conoscere e amare Cristo a tutti, finché si faccia del mondo una sola famiglia.

Oggi quindi ripartiamo da qui, dalla Festa dei Popoli, che da tanti anni ci ha riunito intorno alla casa e famiglia Saveriana e che per tanti di noi è stata ed è essa stessa una cura per la nostra fede. E, ripartiamo da noi come comunità riunita nell’Eucarestia del Signore, per essere noi stessi, fuori da qui, pane spezzato e calice condiviso. Ci guidi in questo coraggioso cammino Maria, madre di tutti i popoli e Madre di speranza, perché ci aiuti a fidarci in ogni nostro passo del Signore e a essere missionari dell’Amore che ha cura di ogni fratello.



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