Il "dialogo inter-religioso è risposta a piaghe del mondo"
il dialogo interreligioso è risposta a piaghe del mondo
Paolo De Benedetti, nel suo libro Quale Dio? una domanda dalla storia, scrive: “Hans Jonas dice che il nostro è un balbettio, e grazie al cielo che sia balbettio, perché su Dio sono state dette troppe cose con voce forte, con sicurezza di linguaggio”. Parlare di Dio è difficile. Questa difficoltà è comune alle tre religioni monoteiste soprattutto quando si tratta di rispondere ad alcune domande esistenziali / rispetto al dolore. Perché Dio accetta la morte degli innocenti? Perché Dio permette la morte dei bambini? Perché i bambini nascono con malattie? Perché tante ingiustizie nel mondo? Perché gli attentati? Rispondere a queste domande al posto di Dio è rischioso. Quello che è anche comune alle tre fedi nell’Unico è la capacità di parlare a Dio. Quindi chiedersi dov’era Dio? è comodo. La domanda sarebbe: “ dov’era l’Umano. Dov’è l’Umano quando i bambini muoiono di fame? Dov’era l’Umano durante la shoa? Dov’è l’Umano nelle stragi nell’Ituri (RDCongo)? Dov’è l’Umano nelle ingiustizie sociali?
A Desio, 19 anni fa, donne e uomini nella loro diversità di culture, di fedi, di lingue, insieme stavano tracciando una strada. Strada del dialogo. Strada della fratellanza. Strada della coabitazione pacifica. In questo periodo, musulmani e cristiani hanno deciso di essere testimoni pubblici dello splendore dello stesso Dio, della stessa credenza nella dignità della persona umana, della stessa umanità spesso calpestata. Per Christoph Théobald, scoprire che i membri delle tre religioni sono tre testimoni dell’Unico Dio pone nell’atteggiamento di stima, di reciprocità, di fraternità, di vicinanza nell’essere difensore di ogni Umano in quanto volto del Creatore.
L’unico e i suoi testimoni è il titolo che Christoph Théobald attribuisce al terzo capitolo del suo monumentale libro “Cristianesimo come stile”. Dio è Unico. Noi siamo tre testimoni della sua Unicità. Ebrei. Cristiani. Musulmani. Scrive a proposito: “Ognuno dei tre è invitato al difficile gioco di una comunicazione che, d’ora innanzi, consiste nel coniugare lo sguardo interno alla propria fede sulle altre due tradizioni con la prospettiva esterna delle altre due su di sé; esigenza di comunicazione già presente nella celebre regola d’oro: “Tutto quello che volete che gli altri facciano a voi, anche voi fatelo a loro!” Esiste una interdipendenza tra i tre testimoni.
Nel nostro vivere quotidiano – nelle nostre diversità – abbiamo bisogno di riscoprire quello spazio neutro/vuoto come condizione di ogni dialogo. Se non c’è questo spazio neutro/vuoto/libero sia nel dialogo interreligioso che nel dialogo interculturale, difficilmente si parlerà lo stesso linguaggio. Il vaso pieno non ha bisogno di niente. Le differenze tra i tre testimoni sono la manifestazione di quel Mistero grande che supera la razionalità umana. Passare dal confronto alla scoperta della singolarità di ciascuno dei tre testimoni è l’impegno di oggi e di domani per respirare uno stile ospitale tra i tre testimoni. Siamo tre testimoni, perché discendenti di Abramo. Sostiene il domenicano padre Claudio Monge, nel suo libro Stranieri con Dio, che Abramo è l’unica sorgente delle tre religioni monoteiste e le tre religioni sono tre fiumi che hanno preso ciascuno la sua direzione avendo ciascuno il suo fondatore. In altre parole Ebrei, Cristiani e Musulmani hanno la stessa sorgente.
Per concludere, oggi più che mai cercare/sperare la Pace tra i tre testimoni nel luogo delle nostre differenze è fondamentale. Dio ci ha ci ha voluti diversi. “Se Dio lo avesse voluto, avrebbe fatto di voi una comunità unica. Ma ha voluto mettervi alla prova con il dono che vi ha fatto. cercate di gareggiare nelle buone opere” (Sura 5,48). Sta a noi adottare lo stile ospitale passando dall’Ostilità all’Ospitalità per essere pronti un giorno a rispondere due domande: Dove sei ? Dov'è tuo fratello?
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.






