Il periodo vissuto come Apostolino con i Saveriani (anni 1966-1971) è stato importante per la crescita caratteriale della mia personalità.
Tra le tante cose, il -saper vivere- insieme a decine di ragazzi della mia età o comunque di solo qualche anno più grandi o più piccoli è stato qualcosa che mi ha formato negli anni a venire. Era bello imparare a convivere con altre persone quando invece prima si viveva insieme con “altri” solo in 4 ore a scuola...subito dopo si rientrava in famiglia sotto la guida di una mamma, un babbo e forse di qualche nonno.
A Macomer prima (io ci rimasi per tutti i tre anni delle medie) e a Cagliari poi si cresceva insieme a ragazzi che poi sono diventati personaggi “illustri” come Lino, Bartolomeo, Bastiano, Fofò, Angelo, Gennaro, Francesco, Giannagelo, Ignazio, Tore, Tarcisio, Mario, Gianfranco, Pier... e non posso scrivere i nomi di tutti perché mi ci vorrebbero quattro pagine.
Pochissimi li ho trovati tanti anni fa un po’ per caso, un po’ perché la vita ci ha fatti ri-incontrare. Con Antonio Sannia perché il suo Bortigali è il paese che ha ospitato la mia famiglia per tanti anni e ci andavo volentieri a scroccargli una birra o due.
Gonario l’ho trovato in una sala operatoria tanti anni fa...dovevo togliermi una ciste in una spalla e quando vidi il nome Dott. Gonario vicino al cognome Aghedu: non poteva essere che lui. Ci siamo messi a ridere per ore ricordando gli anni a Macomer ed io sono stato operato splendidamente a gratis che è sempre una comodità.
Con Annino e Gianni invece ci siamo ritrovati tramite mia sorella medico dalle loro parti. A Tortolì poi ci andavo in vacanza e andarlo a trovare era un –must- per quei mesi estivi.
Da Gianni, a Sorgono invece ci vado ancora con la scusa della visita alla prostata. Mi faccio una giornata di bevute di ottimo Mandrolisai e la dottoressa carina, simpatica e con le dita piccoline non ha eguali in tutta la Sardegna.
Insomma riuscire a vivere insieme a quei ragazzi tanto diversi, qualcuno molto strano, ma simpatici e estroversi, è stato importante per me. Ed ho imparato lì ad adattarmi, a farmi accettare, a capire le persone e a fare tutto con gli altri. Lo chiamo –socializzare- ed io da allora sono rimasto sempre così...voglio stare con tante persone, fare gruppo, squadra per affrontare la vita...e ci sono riuscito.
Ci sono un sacco di episodi nei miei ricordi a Macomer, a Cagliari ma forse quelli più belli sono stati i mesi estivi al lago di Gusana. Caspita, lì sembrava tutto bello. Ho anche imparato a nuotare in quelle acque limacciose di fango.
Ricordo che qualche volta si andava a pescare trote di nascosto, la notte. Con un arpione a 4 punte e una pila. Quelle stupide trote appena vedevano la luce della pila ci venivano fra i piedi e noi con l’arpione: zac. Presa!
O quando si scendeva dalla strada a destra della diga, seguendo il vecchio percorso del fiume ormai in secca. Che bello era esplorare quelle rive con qualche laghetto, quegli enormi massi di granito...e giocare a cerbottana o a catturare i soldati nemici leggendo i numeri che doveva tenere con un elastico sulla fronte: 25. Catturato! Poi non ricordo che cosa si doveva fare...forse prendere la bandiera dell’altro schieramento e portarla nel tuo campo insieme ai prigionieri. (Roberto Arba di Sanluri)







