“Sababu gani, mnazunguruka kati ya hembe (perché girate intorno al mango)” chiedevo a dei bambini che correvano, uno più veloce dell’altro. “Tunacheza, kwa sababu leo tunafurahi. Ni siku ya mwisho ya masono na hakuna haraka ya kurudia nyumbani (giochiamo, perché oggi siamo contenti. È l’ultimo giorno di scuola e non abbiamo fretta di ritornare a scuola)”. Mi veniva voglia di correre insieme a loro, ma mi avrebbero lasciato indietro con la loro velocità e avrei rischiato di sbattere contro la pianta. Dico loro che se vengono alla porta della missione, darò loro qualcosa per festeggiare. Si fermano e mi seguono. Io entro nel cancello e dopo un po’ esco come ero entrato. I bambini mi dicono “padiri, unazunguruka na maneno (padre, tu giri intorno alle parole che hai detto)”. Li guardo e dico al più piccolo “uko na miaka ngapi na unaenda na masomo tangu wakati gani (quanti anni hai e da quanto tempo vai a scuola)”. “mbili, padiri” (due padre). E gli do due caramelle. Gli altri che ormai erano a scuola da tre o quattro anni, si aspettano di riceverne di più, ma ne do due ciascuno. “sababu gani, mbili tu, kwa sisi uliyofanya miaka ya kutosha (perchè, solo due, per noi che abbiamo frequentato per 4 anni)”. Rispondo che, nel caso si fossero dimenticati, all’inizio dell’anno avevo loro promesso di darne due alla fine della scuola. Insomma “mapatano ni mapatano (l’accordo è accordo)”. E così a malincuore le prendono. Frugo ancora nelle tasche e mi accorgo che ce ne sono ancora alcune. Li richiamo e dico loro “mgabule sawa warafiki” (dividetele da buoni amici).







