“kitu gani? Unavimba mno? (cosa c’è? Ti stai gonfiando troppo)” dicevo a un signore che si era litigato con un altro ed era stato morsicato al petto. Vedevo che i suoi occhi cominciavano a girare da destra e a sinistra e sul suo petto il segno della morsicatura diventava più grande. Arriva l’infermiere di Baraka e mi dice che sta morendo di tetano. Vedo che le braccia e le gambe cominciano pure a irrigidirsi. Non c’era più niente da fare e in poco tempo muore. Sono rimasto scioccato. Naturalmente quello che gli aveva procurato la ferita era sparito. Ma tutti lo avevano visto e preso sarebbe finito in prigione. Non li conoscevo, ma quel giorno ero uscito fuori dalla missione, perché sentivo gridare. E così ho visto lo spettacolo che non dimenticherò più. Poi c’è anche un altro modo di “kuvimba” (gonfiarsi per l’orgoglio). C’è sempre qualcuno che si vanta davanti agli altri, gonfia il petto e dice “mimi ni…”(io sono) e si loda. Gli altri che lo vedono e lo ascoltano, commentano:”ma non si vergogna? Lo conosciamo tutti. Sgonfiati presto, altrimenti rischi di essere picchiato”. Il malcapitato si guarda intorno e visto l’insuccesso, taglia la corda, cercando un altro posto dove “kuvimba”, fino a quando non sarà riconosciuto e così, di villaggio in villaggio, si gonfierà e si sgonfierà presto.







