tupa kamba kwa kutia imara bateau (getta la corda per fissare bene il battellino(diceva Michel a Santos,arrivando al porticciolo di Kazimia, lungo il lago Tanganika). E dopo averlo fatto, cominciavamo a sbarcare i passeggeri e poi anche noi con tutto quello che ci serviva per quel giorno nell’incontro con i cristiani della baia. Il mwongozi del settore, insieme ad altri amici, ci era venuto incontro. Dopo i saluti, ci invita ad andare al villaggio. C’era stato un episodio poco piacevole all’arrivo. Un soldato (forse in preda alla droga, al “bangi”) voleva quasi spararci, perché lui era l’autorità. Gli danno qualche soldino e ci lascia scendere in pace. Il cammino verso la vecchia missione era in mezzo a delle grandi erbe. Il mwongozi ci descriveva quello che vedevamo. Una volta c’era la casa dei missionari che avevano dovuto lasciare la missione di Mboko (nella seconda metà del 1800), a causa della gente. Avevano piantato i primi manghi. Ma dato che i maiali rovinavano il terreno, avevano pensato bene di mettere delle esche avvelenate I maiali le avevano mangiate. La gente aveva mangiato i maiali e diverse persone erano morte. Per questo erano dovuti andare via in tutta fretta e così arrivare nella splendida baia di Kazimia. Poi,a causa della malattia del sonno, uno dopo l’altro, erano morti. Poi arriva la rivoluzione del 1964 e 67 e da quelle parti passano i ribelli che distruggono la missione. Prendono di mira la statua del Sacro Cuore e le aprono la testa, pensando che dentro ci fossero dei soldi (così come era successo al monumento della fine della guerra dei tedeschi nel 1917: lo avevano fatto saltare nella convinzione di trovare soldi) e così stava succedendo a Kiringye (uno dei settori di Luvungi), quando un colonnello con i suoi soldati voleva distruggere il ponte, pensando di trovare soldi. Tutto questo nella convinzione che quando si inizia un’opera pubblica vengono, insieme alla pergamena, sepolte anche delle monete).. arrivati alla vecchia missione di Kazimia, troviamo solo dei muri diroccati, qualche scritta, la vecchia chiesa semidistrutta. Insomma non c’era più niente. Insomma, come diceva qualcuno “marebelles walitupa popote kazi ya wakristu na ya mapadri (i ribelli hanno gettato dappertutto il lavoro dei cristiani e dei missionari)”. Ci fermiamo in silenzio e preghiamo per chi ha lavorato ed è morto. Poi andiamo nel villaggio e condividiamo il cibo e la fraternità. Più tardi ci sarà l’eucarestia e avremo ancora l’occasione di pregare e di incoraggiarci a vicenda, seguendo l’esempio di chi ci ha preceduto.







