“Tia hapa, mama. Mfuko wako iko kabambi. Upumziche kidogo (posalo qui, mamma. Il tuo sacco è grande. Riposati un po’)”. Diceva l’economo della casa regionale di Bukavu a una mamma che, con la figlia, era scesa dalle montagne per venire in città a vendere le patate. Ero arrivato da qualche giorno in Congo(allora si chiamava Zaire) nell’ottobre 1983. Era molto incuriosito. Vedo che il padre va a prendere la pesa. Mette il sacco della mamma sulla bilancia: 70 kg. Poi quello della figlia: 35 kg. Sono rimasto molto meravigliato. Avevano fatto km. con questi sacchi sulle spalle. Eppure non avevano perso il sorriso, nonostante la fatica. Io non ce l’avrei fatta, pur essendo giovane a quel tempo. Il padre le paga, anzi aggiunge qualcosa. Portiamo loro da bere e qualcosa da mangiare. Ringraziano tutte contente e riprendono la strada più leggere. Con quei soldi, potranno comperarsi da mangiare e magari anche altre cose utili per la casa. Questa è stata la prima lezione ricevuta in Africa. La seconda, meno simpatica, sarà il primo incontro con la malaria. Ma ne parleremo in un’altra occasione.







