Come hai conosciuto i saveriani? Di cosa ti occupi? Qual era la tua professione? Con chi hai stretto un legame? Cosa ti dà questo servizio? La volontaria che in questo mese ha risposto alle nostre domande è Grazia De Giuli. Chi ha voglia di raccontarsi, può chiamare lo 030 3772780. Vi aspettiamo!
Classe 1940, maestra in pensione, ho alle spalle tanto tempo di “dopo-scuola” anche durante l’attività lavorativa. Ho conosciuto i saveriani nel 2004, in un momento particolare della mia vita. Avevo perso da poco una delle mie due figlie e il dolore mi aveva messo in crisi. Poi, l’amico Franco Zavarise mi consiglia di frequentare i saveriani per dare una mano ed uscire da questo tunnel.
Incontro p. Rosario che mi indirizza verso l’attività delle mostre. Ricordo quando mi ha “insegnato” come accogliere le persone, in modo attivo, andando loro incontro. Questo impegno mi aiuta a superare la fase più critica del lutto. Si apre un orizzonte nuovo che mi riallaccia all’entusiasmo che ho sempre avuto. Ricordo con piacere la preparazione didattica, l’organizzazione logistica, il lavoro di squadra, l’accoglienza dei visitatori con molte scuole al seguito, l’illustrazione dei materiali esposti come guida della mostra. Tutto questo mi fa ritrovare la serenità.
La varietà delle esperienze di volontariato (sostegno ai ragazzi in difficoltà, corsi d’italiano per stranieri) mi aiuta molto in questo nuovo servizio. Infatti, l’organizzazione delle mostre richiedeva una grande preparazione. Iniziavamo nel mese di luglio per essere pronti ad accogliere gli studenti a novembre (e le spiegazioni venivano declinate a seconda dell’ordine e grado delle scuole). Il calendario delle prenotazioni era sempre pieno, segno del successo dell’iniziativa. Non dimentico anche i laboratori collaterali proprio per gli studenti. Ad eccezione delle prime due, ho partecipato alle successive 15 edizioni delle mostre tematiche.
Questo servizio mi ha dato la gioia di comunicare, di stare in gruppo, la conoscenza di cose nuove, l’approfondimento culturale, un ampliamento della competenza, una grande soddisfazione congiunta ad ammirazione per il nutrimento che riceveva lo spirito. San Cristo era animato di voci, applausi, risate.
Più recentemente, ho fatto da guida alla chiesa di San Cristo, illustrando il percorso degli affreschi a tutti i visitatori. Sono venute ex compagne di scuola, ex colleghe, un gruppo di parrucchiere. La speranza è che queste iniziative di animazione possano continuare a pieno ritmo.
Mia figlia Alessandra ha frequentato la scuola di restauro, a Botticino. Era stata qui a sistemare qualche dipinto. Ogni tanto me la vedo ancora sulle impalcature. Anche per questo, sono molto legata a San Cristo.
Vorrei citare anche Andrea Magrograssi, mio compagno da 35 anni, ma che conosco fin da bambina a Porta Venezia. Insieme a Gianfranco Bussotti, marito di Graziella Mambelli (recentemente scomparsi), pianificava le mostre. Da perito industriale qual è, disegnava in modo tecnico l’allestimento con la disposizione degli spazi. Allo stesso tempo, costruiva materialmente ciò che serviva. Avendo un carattere un po’ chiuso, questo era il modo di comunicare e interagire con altre persone, tutto intervallato dalle immancabili “pause sigaretta”. Per 30 anni ha lavorato in Canada e ha un figlio sposato con una ragazza coreana… La mondialità, in qualche modo, torna sempre.





