L’Enciclica “Fratelli Tutti” di papa Francesco sarà una pietra miliare nella dottrina sociale della chiesa. Un filo conduttore la attraversa: “essere coscienti che o ci salviamo tutti o nessuno si salva”. In questo regno del dominio, dove l'essere umano si impadronisce della natura e della terra portando, certo, molti vantaggi, ma creando anche un principio di autodistruzione, la lettera "Fratelli tutti" propone un nuovo schema: quello del fratello, della fraternità universale e dell'amicizia sociale.
Con un linguaggio semplice ma incisivo, la lettera sposta la riflessione da una civiltà tecno-industriale e individualista a una civiltà solidale, alla preservazione e cura di ogni vita. In questa svolta sta la nostra salvezza: superare la visione apocalittica della minaccia della fine della specie con una visione di speranza che possiamo e dobbiamo cambiare rotta. Ecco le sue proposte: la politica non deve sottomettersi all'economia e non deve sottomettersi ai dettami efficientisti della tecnocrazia. Il mercato da solo non risolve tutto come vogliono farci credere. La globalizzazione ci ha resi più vicini, ma non più fratelli. Crea soci, ma non fratelli. Con il Samaritano entra in scena il nuovo modello della fraternità e dell'amore sociale, che si realizza nella cura dei più fragili, nella cultura dell'incontro e del dialogo e nella politica della tenerezza e gentilezza. Con la tenerezza, l'amore si fa prossimo e concreto; è un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani.
Questo ci rimanda alle ispirazioni accanto a san Francesco, Luther King, Desmon Tutu. La politica è un gesto d'amore verso le persone, la cura delle cose comuni. Mentre la gentilezza è uno stato d'animo affabile, morbido, che sostiene e rafforza la persona rendendo più sopportabile la propria esistenza. E, infine, la solidarietà ci conduce al progetto sociale della casa comune, impedendo all'umanità di dividersi tra "il mio mondo" e gli "altri" (i cosiddetti "loro" perché non più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano solo "loro"). Alla fine, si evoca la figura di Charles de Foucauld che, nel deserto del Nord Africa, insieme alla popolazione musulmana voleva essere "definitivamente il fratello universale”.
Facendo suo questo proposito, papa Francesco osserva: “Solo identificandosi con gli ultimi è arrivato ad essere il fratello di tutti". Siamo di fronte a un uomo, papa Francesco, che seguendo la sua fonte ispiratrice, Francesco di Assisi, è diventato un uomo universale, accogliendo tutti e identificandosi con i più vulnerabili e invisibili del nostro mondo. Lui suscita la speranza che possiamo e dobbiamo alimentare: il sogno di una fraternità senza confini e di un amore universale. Fratelli tutti è una lettera sconcertante e potente che papa Francesco, facendosi "trasformare" dal dolore del mondo, ha scritto a una società che invece mira a costruirsi “voltando le spalle al dolore”.
Davanti all'uomo ferito ci sono solo tre possibilità: o noi siamo briganti e come tali amiamo la società dell'esclusione e della violenza, o siamo quelli dell'indifferenza che passano oltre immersi nelle proprie faccende e religioni, o riconosciamo l'uomo caduto e ci facciamo carico del suo dolore. E dobbiamo farlo non solo con il nostro amore privato, ma con il nostro amore politico, perché dobbiamo far sì che ci sia una locanda a cui affidare la vittima e istituzioni che giungano là dove il denaro non compra e il mercato non arriva.
Questa è una lettera sull'amore perché passare da soci a figli significa passare dalla ricerca dell'utile all'amore senza limiti. I migranti non si devono accogliere perché possono essere utili, ma perché sono persone. E i disabili e gli anziani non si devono scartare perché una società dello scarto è essa stessa disumana. È forse questo il segreto di questa enciclica: c'è, per un mondo malato, dove tutto sembra dissolversi e perdere consistenza, da giocare l'ultima carta, cambiare i soci in fratelli.
Si potrà poi essere anche cattivi fratelli, incapaci di memoria, pietà e perdono, però tutti si riconosceranno investiti dell’infinita dignità dell'umano, verità che non muta, accessibile a tutti e vincolante per tutti. Ma per essere fratelli ci vuole un padre. Perciò, tutto il ministero di papa Francesco è volto a “narrare” al mondo la misericordia del Padre, per dare agli uomini un Padre in cui si riconoscano finalmente fratelli.






