Padre Adriano Armati mi ha sempre fatto venire in mente la figura di Teodoro Ravelli, in un racconto di Alfredo Panzini, letto alle scuole elementari. Teodoro di grammatica ne capiva poco. Per lui erano tutte complicazioni inutili... Per esempio, non ricordava mai se i verbi transitivi erano quelli che passavano, cioè richiedevano un complemento oggetto, oppure no. Il giovane Teodoro dovette abbandonare la scuola per la morte del padre che aveva un’attività di ortofrutta. Qualche anno dopo incontrò il suo professore al mercato che, affannato e disorientato, cercava uva per fare del buon vino in casa. Il giovanotto gli procurò dell'uva buonissima. Il professore pagò ben volentieri e lodò, questa volta, Teodoro. Ma lui, prima di congedarlo gli chiese: ”Professore mi cavi una curiosità: i verbi transitivi sono quelli che passano o che non passano?”.
Ebbene, p. Adriano, compagno fin dalla prima media, era un po' come Teodoro. Studiava, ma la sua testa e il suo cuore erano già lontani. Tra noi compagni era soprannominato “Bosio” per via di una maglietta da ciclista con scritto “Bosisio” che, un giorno un certo Alessandro Manenti di Romano di Lombardia, aveva sfoggiato in ricreazione.
Alla fine ci siamo ritrovati in Teologia a Parma. Lui aveva fatto anche un'esperienza con p. Turazzi, a Goma, nell'allora Zaire, con i diversamente abili. Si è sempre interessato di cose pratiche e di progetti. Sapevo che in Camerun aveva messo in piedi una bella impresa che, oltre a fornire una formazione per l'apprendimento di un mestiere ai giovani, permetteva anche qualche guadagno per tirare avanti la scuola che chiamerei di arti&mestieri.
A fine dicembre, il Corriere della Sera, edizione di Bergamo, si è occupato di lui dedicandogli un articolo. “Ci sono la forza di volontà e il lavoro di un missionario bergamasco dietro all’avventura dell’associazione Cajed, Centro di apprendimento per i giovani in difficoltà, che da vent’anni aiuta i ragazzi del Camerun. Una realtà che nasce grazie all’impegno di p. Adriano Armati, originario di Casazza, da lungo tempo in Africa e negli ultimi vent’anni a Bafoussam, quasi 400 mila abitanti. Alla base del progetto, c’è la voglia di dare ai ragazzi gli strumenti per cambiare il loro futuro... Si tratta di una scuola di base e di una scuola professionale, di laboratori artigianali (falegnameria, meccanica e scuola edile). Sono previste, inoltre, una scuola agraria e un’area finalizzata alla produzione di ortaggi. L’attività principale è legata alla falegnameria. Sarà prodotto di tutto, con qualsiasi tipo di essenza legnosa di cui il Camerun è ricco”.
Spesso, mi manda fotografie dei suoi ragazzi e messaggi vocali, perché scrivere gli è sempre costato un po' di fatica. Si sta avvicinando ai settanta, ma lui non se ne preoccupa ed è sempre un passo più avanti. Nel 2008 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia (già stella della solidarietà italiana) da parte dell'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.






