“NÉ INDIVIDUALISTI NÉ INDIFFERENTI MA FRATELLI PER GUARIRE IL MONDO”
Lo straniero ci inquieta, ci scomoda, ci preoccupa.
Lo straniero ha abitudini diverse delle nostre, ha una sua lingua incomprensibile, ha la sua cultura e una sua religione.
Oggi incontriamo stranieri nelle nostre strade.
Leggiamo, in questi giorni, nei giornali, notizie di reazioni negative e violente nei confronti con gli stranieri.
Di fronte allo straniero possiamo avere un comportamento di dialogo e d’accoglienza oppure della chiusura.
Nella Bibbia, Israele si considerava un popolo eletto, scelto da Dio in mezzo alle altre nazioni, per svelare al mondo il vero volto di Dio.
I rabbini raccontavano che in un giardino di alberi che non avevano prodotto alcun frutto, il padrone aveva trovato un unico melograno dai frutti molto dolci e che, per merito suo, aveva deciso di salvare tutti gli altri alberi.
Il melograno per i rabbini era Israele, fedele nella fede al vero Dio.
Ma ai tempi di Gesù il popolo era diviso:
coloro che, da una parte, erano favorevoli a una società aperta allo straniero
e coloro che, dall'altra, erano chiusi e non volevano contatti e relazioni con i pagani.
Vediamo nel vangelo di oggi lo scontro di queste due tendenze.
All’inizio, Gesù tratta duramente la donna cananea, che non era soltanto straniera, ma anche appartenente a un popolo storicamente ostile agli ebrei.
La donna chiede un suo intervento:
«Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
Ma egli tace e non l’ascolta.
Gesù ci stupisce nel suo comportamento, nel suo rifiuto:
prima non le rivolge la parola,
poi dice di essere venuto solo per il popolo di Israele,
infine apostrofa la donna con il titolo dispregiativo di "cane":
«Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
Si mostra indifferente, freddo, maleducato, forse anche razzista.
Tuttavia la donna cananea resite, si butta a terra, sbarra il passo a Gesù, e dal cuore le sgorga la seconda preghiera.
“È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Egli allora cede, si arrende, si apre ai bisogni e al cuore di questa donna, le rivolge un complimento che mai aveva rivolto ad un israelita! “Donna, è grande la tua fede.”
Ma come?
Lei pagana, non va al tempio, non conosce la Bibbia, prega altri dei?
La sua grande fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono figli e cani, che Lui prova dolore per il dolore di ogni uomo e ogni donna, che la sofferenza di un uomo conta più della sua religione.
C’è un libro che porta questo titolo: “Gesù impara” (Paolo Curtaz)
Cioè Gesù nella sua vita ha imparato, è cresciuto nell’esperienza di tutti i giorni, nel contatto e nell’incontro con la gente.
Infatti in questo episodio, nell’incontro con la donna cananea impara a superare tre limiti, tre confini.
- Gesù supera il confine geografico, perché va nella zona di Tiro e di Sidòne, come dice il vangelo, lascia cioè la Palestina va all’estero.
- Supera il confine culturale, entra in relazione con una donna cananea, di un’altra cultura, di un’altra religione, di un’altra mentalità.
- E infine supera il limite della sua missione: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele».
È un vangelo bello, edificante, perché è un invito a imparare nella vita, nella nostra società di oggi, nella sfida, nella prospettiva di una società multietnica, di multi religiosa, multiculturale…
Diceva papa Francesco mercoledì scorso: “La pandemia ha messo in risalto quanto siamo tutti vulnerabili e interconnessi. Se non ci prendiamo cura l’uno dell’altro, a partire dagli ultimi, da coloro che sono maggiormente colpiti, incluso il creato, non possiamo guarire il mondo”.
“Come discepoli di Gesù non vogliamo essere indifferenti né individualisti. L’armonia creata da Dio ci chiede di guardare i bisogni degli altri, i problemi degli altri. Vogliamo riconoscere in ogni persona, qualunque sia la sua razza, lingua o condizione, la dignità umana”. Imparare a entrare in relazione, a viaggiare, a superare i limiti, i confini, le frontiere. «Quando incontro una persona nuova, sono sempre un po’ emozionato, perché è come un paesaggio mai visto prima, misterioso, irrepetibile, che mi si apre davanti». (Walter Kostner)
Chi si chiude, è perduto.
Il mondo è più grande di quello che si crede.
Il mondo è più buono e più bello di quello che si vede e si sente.
Il mondo invita a viaggiare, a superare limiti e frontiere, a imparare e a convertirci.
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.





