Oggi finiamo l’anno liturgico e domenica prossima sarà la prima domenica d’avvento.
Quest'anno abbiamo vissuto in compagnia di Matteo, il pubblicano e lo scriba convertito, che ha fatto uscire dal suo tesoro cose nuove e vecchie.
Concludiamo l'anno con una strana festa: Cristo Re dell’Universo.
- Come parlare di un re quando siamo alla ricerca di un vero il regime democratico? Non abbiamo nostalgia della monarchia.
- Come chiamare “Cristo il Re dell’Universo", quando Gesù viveva in un piccolo villaggio della Palestina e l’universo è uno spazio infinito e incalcolabile?
- Come può governare la terra, quando gli uomini di questo pianeta litigano e fanno guerre ogni giorno per il potere.
1. Cristo è re, ma quale re?
Non è certamente il mwami della tradizione africana, con il diritto di vita e di morte.
Forse leggendo nel Vangelo di Matteo il racconto del giudizio finale rimaniamo perplessi e disorientati, perché Gesù, nel suo ritorno alla fine dei tempi, sembra un giudice duro, come appare nell’imponente dipinto del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina in Vaticano: un giudice che sembra contraddire il volto di un Dio misericordioso e compassionevole.
Gesù Cristo di fatto nel Vangelo è un re diverso.
- Un re che prende possesso della capitale del suo regno sulla terra, Gerusalemme, su un umile asino, non come un conquistatore su un cavallo per dominare e sottomettere
- Un re che inizia il suo regno lavando i piedi dei suoi discepoli.
- Un re che non apprezza il potere dei potenti della terra, e che chiede ai suoi discepoli di essere servi gli uni degli altri.
- Un re che, invece di dire ai suoi sudditi, "amatemi!", li esorta ad amarsi.
- Un re che fa la volontà del Padre e che non chiede di essere onorato o di costruire monumenti a sua gloria.
- Un re fragile, un re senza trono, senza scettro, appeso nudo su una croce. Un re sconfitto, un re senza potere se non quello dell’amore.
- Un re che non vive nel palazzo di marmo, che non è in concorrenza con gli altri potenti, ma che prende le difese degli affamati, degli infermi, dei perseguitati, dei poveri, degli stranieri che camminano accanto a lui.
Gesù è colui che rivela il mistero nascosto nei secoli, che ha l'ultima parola, che dà dignità e senso a ogni esperienza umana
Diciamo che Cristo è re, sovrano della nostra vita.
2. Cristo è giudice, ma quale giudice?
Davanti a Cristo giudice, dobbiamo mettere da parte il quaderno su cui abbiamo scritto le ore di preghiera, le messe, le confessioni, i rosari, le canzoni ...
Egli ci chiederà se lo abbiamo riconosciuto nel povero, nel debole, nell’affamato, nella persona abbandonata, nell’anziano solo…
Il giudizio sarà soprattutto su ciò che abbiamo fatto e sul cuore con cui lo abbiamo fatto.
Perché alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.
Perché la fede deve essere concreta, non è una serie di parole.
Perché Gesù ha stabilito un legame stretto tra sé e gli uomini.
Perché non c’è vero incontro con Cristo senza servizio al fratello.
La preghiera è necessaria: crea comunione con Cristo e tra noi, feconda la vita, la cambia e poi continua nella città, nei quartieri, nelle case, al lavoro, nel mercato, negli uffici dello Stato.
Se sapremo riconoscere il volto di Cristo nel nostro fratello ogni giorno, saremo salvati. "Avevo fame, avevo sete, ero forestiero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato".
Il giudizio finale rivela l'ultima verità dell'uomo: la bontà.
Quando tutto finisce, rimane l'amore del prossimo: Dio non ha vincolato la salvezza in gesti eccezionali, ma in opere semplici e quotidiane, possibili per tutti.
I registri di Dio non sono pieni dei nostri peccati, raccolti e messi via per accusarci all'ultimo giorno,
Gli archivi di Dio sono pieni di buone azioni, di bicchieri di acqua fresca offerti all’assetato, delle lacrime asciugate di chi soffre.
* L'oggetto del giudizio non sono le nostre cose cattive, ma le buone.
* L'oggetto del giudizio non è la lista delle nostre debolezze, ma la parte migliore di noi.
* Non presenteremo la pula, ma il buon grano del campo.
La luce varrà più del buio, il bene peserà più del male.
Solo il bene dice la verità di una persona. Solo l’amore è la verità ultima del vivere.
3. Non è sofficiente non fare il male
Abbiamo l’esempio di Madre Teresa di Calcutta.
- Un giorno Madre Teresa stava curando le ripugnanti ferite di un lebbroso. Faceva il suo lavoro sorridendo e chiacchierando con il paziente, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
A un certo momento, chiese al paziente: "Credi in Dio?"
L’uomo la fissò e poi disse con un sorriso: "Sì, ora credo in Dio".
- Un'altra volta un giornalista, vedendo madre Teresa dedicarsi alla cura di una persona morente, le disse: "Sorella, non farei questo servizio neanche per un milione di dollari".
La santa donna rispose: «” Nemmeno io! "
Poi il giornalista continuò: "Ma io lo farei se Dio me lo comandasse di persona! ".
"”Io no”, - rispose Madre Teresa - "Alcune cose, le facciamo per amore ... e questo è tutto."
- Papa Francesco, domenica scorsa, nella giornata mondiale per i poveri, ha celebrato con loro in san Pietro. Terminava la sua omelia portando un esempio…
“Vorrei ringraziare tanti servi fedeli di Dio, che non fanno parlare di sé, ma vivono così, servendo. Penso, ad esempio, a don Roberto Malgesini.
Questo prete non faceva teorie; semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola.
L’inizio della sua giornata era la preghiera, per accogliere il dono di Dio;
il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto;
il finale, una limpida testimonianza del Vangelo.
Quest’uomo aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù. Fratelli e sorelle, chiediamo la grazia di non essere cristiani a parole, ma nei fatti.
Ci domandiamo:
- Il vangelo del giudizio finale di oggi non ha nulla da dire a questa nostra società?
- Siamo dalla parte dei deboli o degli oppressori?
Vicenza, 21.11.2020
PADRE PIETRO UCCELLI
La fama di santità lo accompagnò per tutto il resto della vita, anima semplice e di carattere allegro, era innocente e limpido, rimanendo così fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954 nella casa dei Missionari Saveriani a Vicenza, dove le spoglie sono conservate nella chiesetta attinente alla casa stessa di Vicenza.






