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Ai carissimi missionari presenti e futuri: dal limens al limen…

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“Rendere grazie a Dio” è stato il tema del primo ritiro comunitario in occasione dell’anno giubilare saveriano appena promulgato qualche mese fa. Dire grazie è stato, in realtà, lo stato d’animo e l’invito del fondatore ai suoi missionari perché a 6 gennaio 1921 la Santa Sede ha approvato le prime costituzioni della famiglia saveriana, da lui fondata 26 anni prima.

Conforti lodava il Signore sia per il dono ricevuto, per il fatto che la Chiesa universale riconosceva l’importanza di annunciare Cristo ai non cristiani; sia anche per il dono che sarebbe stato realizzato grazie all’impegno e zelo missionario dei suoi confratelli. Conforti non a caso indirizzando i suoi pensieri nel suo testamento, ha scritto “ai carissimi missionari presenti e futuri”, perché era convinto che andare verso ai non cristiani sarebbe stata la via per avvicinarli a Gesù; era convinto che i destinatari del lavoro missionario svolto dai suoi aquilotti sarebbero diventati missionari, promotori “sociale e difesa della vita, dialogo/incontro interreligioso e interculturale”. Conforti aveva fiducia sia nei suoi missionari che al loro servizio missionario!

In realtà la fiducia di Conforti era addebitata alla fiducia ricevuta dalla sua contemplazione a Cristo Crocifisso «Io guardavo Lui e Lui guardava me e mi pareva che dicesse tante cose».  Il suo rendere grazie al Signore è nato dalla fede, cioè dal suo abbandonarsi al Signore che non poteva essere più buono con noi. Sta qui l’eredità di Conforti proprio nel suo sguardo profetico, capace di vedere il suo futuro (la vita) nella vita degli altri.

Immedesimandosi in questo sguardo profetico ho trovato la sua somiglianza nello sguardo di Simeone al bambino Gesù, secondo il racconto lucano (2,22-40) della presentazione del Signore al tempio. Alla figura di Simeone che l’evangelista Luca descrive in contrasto con Gesù bambino: il vecchio (Simeone ed Anna) – il bambino (Gesù). Che cosa ci dice? Solo l’uomo vecchio può riconoscere la vita nella morte; la grandezza nella piccolezza; la speranza in mezzo tanto caos; la luce in mezzo alle tenebre? A Simeone è stato attribuito l’aggettivo “giusto e pio” perché è abitato dallo Spirito. L’uomo abitato dallo Spirito di vita può intravedere la cosa straordinaria. Guarda caso Giuseppe, sposo di Maria, è capace di assumere la responsabilità per la vita sia di Maria che di Gesù. La presenza dello Spirito nella vita di Gesù lo permette di poter affrontare le tentazioni di Satana e portare avanti la sua missione. L’uomo dimorato dallo Spirito Santo non può non vedere la luce nelle oscurità, anzi si sente chiamato ad essere luce lì.

Conforti era un uomo di Spirito e di preghiera, per cui riusciva a intravedere la gioia di coloro che avrebbero ricevuto Gesù tramite l’annuncio missionario dai suoi aquilotti saveriani; sapendo di non poter andare in prima persona in Cina per continuare la missione di San Francesco Saverio Conforti assumeva l’incarico di generare tanti altri “Francesco Saverio”. Conforti trasformava il limens al limen, dal terminus al principium.  



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