Carissimo Padre Meo. Ti sono qui accanto stamattina in questa cappella del IV' piano della Casa Madre. Tu nel tuo sonno dell’eternità beata ed io che ti fisso col mio sguardo, sempre incapace di decifrare fino in fondo questo grande enigma della morte.
P. Meo ti fisso.
Fisso quel tuo volto gelido deformato e reso scarno dalla malattia, però ho la netta sensazione di leggere in esso un leggero sorriso, quello stesso che tante volte usavi nel tuo parlare e dialogare col quale riuscivi ad ammaliare con esso i tuoi uditori.
Cerco allora di riandare ai vecchi tempi, quanto noi missionari del buon Dio, eravamo stati scelti ed inviati tra i popoli dell’Est del vasto Congo-Belga. Questo paese ci aveva accolti e ci aveva messo davanti una vasta terra bisognosa delle nostre mani, della nostra testa, ma soprattutto del nostro amore.
Eravamo partiti dall’Italia proprio con questo intento: la missione e il Regno di Dio nel cuore da dover far crescere.
E giovani che eravamo, pieni di tanto entusiasmo e di tanta salute fisica e morale avevamo obbedito ai Superiori che si fidavano di noi. Avevamo obbedito e questa nuova terra del Congo ex Belga che diventava ora la nostra terra, la nostra casa. Perché proprio qui ci abitavano fratelli e sorelle che se-pur di lingua e razza differente, facevano parte della nostra etnia umana, nata dalle mani dell’amore misericordioso di Dio.
Il Congo veniva fuori da un lungo e penoso periodo di colonizzazione. Il Congo Belga aveva avuto i suoi momenti di gloria ma anche di sconfitta e di sofferenza.
Il 30 giugno 1960 era già passato da una decina d’anni. Tu avevi dato inizio ad un progetto tutto nuovo, ma che, in quei tempi, poteva definirsi d’avanguardia.
Ricordo che c’incontrammo a Kiringye, laddove tu stavi creando insieme a confratelli e altre persone un Centro di sviluppo. Stavi con tanta maestria le prime fondazioni e volevi che la costruzione fosse, fin dall’inizio capace di stare in piedi da sola. Volevi anche che gli stessi congolesi partecipassero pienamente e onoratamente a tutto il progetto.
Kiringye è un villaggio situato nel raggruppamento di Lemera e fa parte del territorio d’Uvira nel Sud Kivu nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo. Il villaggio è situato ad una altitudine 928 metri con un clima molto buono per l’agricoltura.
Venivo da Uvira dove mi occupavo delle scuole e della numerosa gioventù della Parrocchia della Cattedrale San Paolo. Ero venuto per conoscere questa comunità di Kiringye che stava nascendo e che stava già sognando alla grande. Ero venuto anche per imparare da voi qualche cosa di più per la nostra missione perché i problemi “dello sviluppo integrale dell’uomo” m’interessavano molto.
Ricordo bene le parole che mi disse Padre Meo quel giorno: “Luigi, guarda e impara,guarda e prega. Non stiamo facendo cose straordinarie, stiamo aiutando questi nostri fratelli a crescere”.
Carissimo Meo, Sappi che queste tue parole non le ho mai dimenticate e te ne ringrazio sentitamente mentre ti do il mio arrivederci.
- P. Luigi.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






