Bangkok è una città in cui convivono persone di culture, nazionalità e tradizioni religiose diverse. Buddisti, cristiani, musulmani e fedeli di altre religioni condividono le stesse strade, gli stessi luoghi di lavoro e le stesse comunità. Questa diversità è un'opportunità: ci insegna a vivere insieme, a rispettarci a vicenda e a costruire un mondo più fraterno.
Il 18 ottobre, durante l'incontro «Fedi diverse, umanità condivisa» (Different Faiths, Shared Humanity), rappresentanti di varie tradizioni religiose si sono ritrovati per dialogare, condividere le proprie culture e riflettere sulla condizione dei migranti e dei rifugiati. Il programma prevedeva un dialogo a tre voci – cattolica, buddista e musulmana –, piatti dal mondo, espressioni culturali e attività comunitarie.
Ma che cosa significa davvero dialogare tra religioni? Non vuol dire pensarla tutti allo stesso modo né rinunciare alle proprie convinzioni. Vuol dire imparare ad ascoltarsi, riconoscere la comune umanità e scoprire come collaborare per il bene comune.
Questo cammino poggia su quattro pilastri: la dignità umana, il dialogo sincero, la giustizia e il perdono, la cura della casa comune. Sono valori che aiutano a superare i pregiudizi, a costruire relazioni di fiducia e a far sì che nessuno venga escluso per la propria origine, cultura o religione.
Questa riflessione acquista un significato particolare se pensiamo ai migranti e ai rifugiati. Dietro ogni persona costretta a lasciare la propria casa ci sono una storia, una famiglia e dei sogni, spesso spezzati dalla guerra, dalla persecuzione o dalla violenza. Accoglierli significa riconoscerne la dignità e offrire loro la possibilità di ricostruirsi una vita. Non serve professare la stessa religione per tendere la mano a chi soffre.
Per noi cristiani, questo impegno trae ispirazione da Gesù e dalla sua preghiera al Padre: «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). In Gesù, Figlio di Dio, ci è rivelato un amore che supera ogni barriera umana. La sua vita ci insegna ad avvicinarci agli altri, ad ascoltarne i bisogni e a riconoscerne la dignità. L'unità che Gesù desidera non cancella le nostre differenze: ci chiede di imparare a convivere senza odio né ostilità.
L'incontro è coinciso con la Giornata Missionaria Mondiale, che quest'anno celebra il suo centenario. Per l'occasione Papa Leone XIV ha scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Il suo messaggio ci ricorda che la missione appartiene a tutta la Chiesa e che la nostra unione con Cristo deve tradursi in gesti concreti di amore, servizio e solidarietà.
Il Papa sottolinea inoltre l'importanza della preghiera per i missionari e della generosità nel sostenerne il lavoro. Tutti possiamo partecipare alla missione: pregando, aiutando chi è nel bisogno e testimoniando il Vangelo nella vita di ogni giorno.
Dialogo interreligioso e missione cristiana possono camminare insieme. Come missionari siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo con chiarezza e, al tempo stesso, ad accostarci agli altri con umiltà e rispetto. Dio è già presente nella vita delle persone: il nostro compito è riconoscerne la presenza e costruire relazioni fraterne.
Anche se non condividiamo la stessa religione, condividiamo la stessa umanità. Le nostre differenze non ci dividano, ma ci spingano a lavorare insieme per la pace, la dignità umana e la speranza. Così, restando fedeli alla nostra fede, potremo contribuire a realizzare il sogno di Dio: un'umanità unita dall'amore.
- dal sito della Direzione Generale SX - Roma.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






