Scrivo questa lettera dal pullman che mi riporta a Bongor da N'djamena dopo una settimana intensiva di arabo ciadiano.
Qui, noi saveriani siamo in quattro confratelli di diverse provenienze. In totale siamo in 6 o 7 e godiamo della vita comune. A N'djamena i saveriani hanno una grande casa capace di accogliere anche altri ospiti.
In arabo i saluti si sprecano: "nazara kikkef?" "uomo occidentale come stai?", "Al hamdoulilah", "lode a Allah", "Machallah!" "gloria a Dio", che Dio ti benedica, che Dio ti aiuti ecc. Si possono passare anche 5 minuti di saluti: per la cultura locale il saluto è importante ma senza baci e abbracci come in Italia.
Il Ciad è un paese tra i 22 e 24 milioni di abitanti, le città principali sono Mundù e N'djamena. Per volontà politica la capitale ha visto un maggior sviluppo. La gente, in cerca di lavoro, si è riversata su questa città.
I saveriani sono presenti nove anni. A loro fu affidata la zona della periferia sud nei quartieri di Toukra e Kundul dove c'è una forte crescita demografica. I confratelli forti dell'esperienza vissuta trent'anni fa a Douala, in Camerun, hanno suddiviso il territorio per garantire che almeno ogni 2 km. ci sia un terreno per ospitare una chiesa. Attualmente hanno due parrocchie, un vicariato e altre comunità. Il lavoro è enorme.
L'altro giorno dopo la Messa due fedeli mi portano a casa di un malato. Si chiama Jean Hawni e ha due grosse piaghe alle gambe. La moglie incinta e vivono in una piccola casa bordo strada con due bambine di 2 e 5 anni. La malattia lo inchioda a casa da due anni non può lavorare. Sta seguendo una cura di medicina tradizionale ma, viste le condizioni igieniche, non trova sollievo. È molto depresso perché dalle piaghe cola un siero puzzolente. Abbiamo pregato, fatto l'unzione e poi mi sono raccomandato di andare al lebbrosario per seguire una buona cura.
Ogni weekend ritorno a Bongor per la celebrazione delle Messe: alla prigione (sabato) e in città o nei villaggi (domenica). Sabato scorso una signora mi sollecita per pregare per la vicina di casa (Viviane) che ultimamente ha manifestato problemi psichiatrici. "Padre, vieni a pregare. L'altro giorno si è spogliata e ha cominciato a vedere il demonio dappertutto".
La provvidenza ha messo sul nostro cammino Semkadi, un medico tradizionale che di per sé cura morsure di serpente ma può fare qualcosa in campo psichiatrico. Il dottore chiede di portarle Viviane. Quattro energumeni la caricano a forza su una moto e lei grida : "aiuto, mi vogliono rapire!". Interviene la polizia che a Bongor ha più un ruolo 'esattoriale' che non securitario. Ogni conflitto si risolve con una multa di 6.000 franchi. Chi litiga paga. Noi come tutti paghiamo i nostri 6.000 e nel frattempo il dottore viene a domicilio fa una puntura di calmante e finalmente la nostra malata trova il sonno. È un principio di guarigione che si concluderà a Yaoundé dove il fratello la porterà domattina.
Carissimi, ecco piccolo squarcio di vita nel sahel con una grande gioia in cuore.
Un abbraccio. P. Carlo.

I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.




