Congo Attualità n. 450: La legge marziale nel Nord Kivu e in Ituri
INDICE :
- 1. LA 5ª PROROGA
a. Dalla richiesta del Governo all’atto di promulgazione del Capo dello Stato
b. Un bilancio dei primi tre mesi - 2. LA PERSISTENZA DELLE VIOLENZE
a. La lista delle vittime continua ad allungarsi
b. Due giornalisti uccisi
c. Molti arresti e poche operazioni militari - 3. LA NOMINA DEI MEMBRI DEL COORDINAMENTO DEL PROGRAMMA DI DISARMO E REINSERIMENTO COMUNITARIO
1. LA 5ª PROROGA
Dalla richiesta del Governo all’atto di promulgazione del Capo dello Stato. Il 26 luglio, il vicepresidente dell’Assemblea provinciale del Nord Kivu, Jean-Paul Lumbu Lumbu, ha chiesto una valutazione dell’applicazione della legge marziale prima di procedere ad ogni ulteriore proroga.
Egli ha affermato che, a più di due mesi dalla sua instaurazione, la legge marziale non ha portato alcun miglioramento della situazione di insicurezza nel Nord Kivu: «A Beni, le Forze Democratiche Alleate (ADF) continuano a uccidere come prima ancora dell’instaurazione della legge marziale. Forse hanno addirittura ampliato il loro campo d’azione. I gruppi armati interni, a Lubero, Rutshuru, Masisi, Nyiragongo e Walikale continuano a imporre la loro legge, come prima». Secondo lui, «occorre chiedersi: qual è l’obiettivo della legge marziale? Cos’è andato storto? Cosa c’è da migliorare?».
Il 26 luglio, in un comunicato stampa, l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) ha chiesto al governo di Sama Lukonde di effettuare una valutazione dell’applicazione della legge marziale nelle due province del Nord Kivu e dell’Ituri, al fine di garantirne l’efficacia sul campo, visto il continuo aumento delle violenze che vi si commettono.
Il 30 luglio, il Consiglio dei ministri ha approvato il progetto di legge sulla proroga della legge marziale nelle province di Ituri e Nord Kivu. Si tratta di una quinta proroga per altri 15 giorni.
Il 2 agosto, l’ONG Unione delle Famiglie per la Ricerca della Pace (UFAREP) ha pubblicato un rapporto che riprende quattrocentotre (403) casi di violazioni dei diritti umani registrati in quattro territori (Nyiragongo, Rutshuru, Lubero e Beni) della provincia del Nord Kivu, a partire dall’inizio della legge marziale, il 6 maggio scorso. «Queste violazioni dei diritti umani sono state perpetrate da gruppi armati e dai servizi di sicurezza, tra cui l’esercito, la polizia e i servizi di intelligence», ha affermato il responsabile dell’UFAREP, Janvier Kaikolo. Secondo questa stessa fonte, queste violazioni dei diritti umani si concretizzano spesso in uccisioni, sequestri di persone, furti, arresti arbitrari, imposizione di tasse illegali, posti di controllo irregolari.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.






