Io c'ero …
Sono nato da un uomo e una donna (i miei genitori); anche mio padre e mia madre hanno avuto i loro genitori che sono i miei nonni, che, a loro volta, nacquero dai miei bisnonni…
… Andando a ritroso nel tempo, trovo i miei antenati sempre presenti, in una catena di generazioni che risale, allargandosi, senza interruzione, fino all'inizio della storia umana.
Io c'ero …
Cinquecento anni fa, quando Colombo attraversava l’Atlantico per “scoprire” l’America, i miei icosanonni (nonni del 20º anello della mia catena ereditaria) erano presenti, in una delle caravelle o in qualche regione dell’Italia, in Africa o in altra località del pianeta.
Duemila anni fa, quando Gesù chiamava i suoi discepoli, i miei ectacontanonni (nonni dell’80º anello della mia catena ereditaria) stavano presenti sulle rive del Mare di Galilea o in una regione dell’Italia, in Africa o in qualche altra località del pianeta.
Piacerebbe sapere esattamente il numero di anelli di questa catena ereditaria, ma per questo bisognerebbe conoscere la data della comparsa dei primi uomini sulla terra, cosa sulla quale abbiamo informazioni tutt’altro che sicure.
Secondo alcuni paleontologi, l’uomo sarebbe apparso sulla terra circa 200.000 anni fa. Altri danno numeri dieci volte maggiori. Nei primi 150.000 anni, la popolazione raggiunse a fatica i 4 milioni, ma negli ultimi 50.000 anni ci sarebbe stata un’impennata tale da elevare quel numero fino a 57 o addirittura a 110 miliardi di esseri umani succedutisi in migliaia di generazioni.
Che ne è di tutta questa gente?
Per migliaia di anni, i nostri antenati si presentavano simili ai personaggi dei film tipo "Anno 2001 Odissea nello spazio" o "La guerra del fuoco" che noi confonderemmo con le scimmie. Ma essi erano “persone come noi”. La loro storia fu una cosa non meno seria della nostra. Fu la storia dei nostri antenati per migliaia di generazioni.
Il soffio di Dio
Le tradizioni dei popoli ed i libri sacri delle varie religioni, usando il linguaggio mitico, tipico delle narrazioni popolari, ricordano:
“Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo, soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente”. (Gn 2,7).
La polvere del suolo su cui Dio soffiò l'alito di vita trasformandola in un essere vivente, era un pupazzo di fango o erano gruppi di ominidi che si stavano preparando al “grande salto” da migliaia di anni? Non lo sappiamo.
Quello di cui possiamo essere certi è che un “salto” come quello, solo poteva essere frutto di un intervento diretto di Dio.
Generazioni e generazioni
La durata media della vita dell’uomo primitivo era di 25 anni. E dopo? Qual era il destino che aspettava i nostri antenati che vissero in tempi così remoti? Lo stesso che aspetta tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi: la morte.
Quando l’uomo muore, esce dalla sua condizione di “mortale” ed entra nella condizione di resuscitato, ossia si libera dalle limitazioni del tempo e dello spazio. Egli adesso non è più limitato dal tempo. Sta già nell’eternità. Egli adesso non è più limitato dallo spazio. È presente ovunque. Come Gesù resuscitato.
Una interpretazione letterale della Bibbia che parla di “giudizio finale”, di “fine dei tempi” ecc. ci porta con la fantasia verso luoghi remoti e tempi lontani in cui si sarebbe deciso il destino di ogni uomo. Ma non è necessario:
“Questa parola della discesa del Signore agli Inferi vuol soprattutto dire che anche il passato è raggiunto da Gesù, che l’efficacia della Redenzione non comincia nell’anno zero o trenta, ma va anche al passato, abbraccia il passato, tutti gli uomini di tutti i tempi”. (Benedetto XVI, Venerdì Santo, 22 aprile 2011)
Con una meravigliosa novità
La risurrezione di Gesù avviene sulla croce; anche per noi morire è già risorgere. La risurrezione di Cristo rivela in pienezza ciò che Dio stava facendo con i propri figli e le proprie figlie sin dall'inizio del mondo.
Il Dio sconosciuto che soffiò la vita nei nostri antenati, li guardò fin dal primo istante con amore infinito. Perché Dio è amore. E se è amore, tutto quello che fa, lo fa per amore. Non può fare altrimenti. Non sa fare altrimenti.
Egli non distribuisce pane e grazia ai cristiani, serpenti e scorpioni ai pagani. "Egli fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e cadere la pioggia sui giusti e sugli ingiusti." (Mt 5,45).
Dobbiamo prendere con più serietà ciò che Paolo scrive a Tito (2,11): "La grazia salvatrice di Dio si è manifestata a tutti gli uomini". E a Timoteo (1Tm 2,3-6): “Dio nostro Salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Perché c'è un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo l'uomo, che si è dato come prezzo della redenzione per tutti.”
Come stanno i nostri morti?
Abbiamo miliardi di “genitori, nonni, parenti” che hanno garantito la continuità della nostra famiglia dalle origini fino a oggi. Siamo circondati da loro. La nostra fede ci parla de nostri antenati, cominciando dal primo, come di persone resuscitate, con le quali possiamo parlare, sapendo che ascoltano; possiamo comunicare, sapendo che ci amano più che mai; possiamo vivere un'identica vita, quella di Dio nella sua ineguagliabile pienezza: amore libero da egoismo, senza rivalità ed esclusione, gioia condivisa in comunione infinita.
I nostri morti, che sono risuscitati, sono sempre e ovunque con noi.
Non è un artificio parlare loro, vivere la loro presenza, godere della loro felicità, sapersi accompagnati dal loro amore. In effetti, è quello che la pietà cristiana ha sempre fatto nella sua relazione con i "santi" canonizzati, e santi sono tutti coloro che sono nella gloria con il Signore.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





