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In questi giorni di inoltrato autunno i rami degli alberi si spogliano e le foglie cadono lievi sulla terra. Secondo il calendario liturgico ieri ha avuto termine un anno e, oggi 1mo dicembre, ha inizio un anno nuovo.

La prima tappa: l’Avvento che accompagna al Natale. Qualcosa di vecchio finisce e
qualcosa di nuovo nasce. A congedo dall’anno che finisce e nell’attesa dell’alba del nuovo, le forti parole di Gesù proclamate nella messa del 24 novembre, domenica conclusiva dell’anno che volgeva al termine: “Il mio regno non è di questo mondo... Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”.

Essere dalla verità precede l’ascolto del Vangelo, è l’orecchio che intende il Vangelo.
Prima di ogni appoggio, prima di ogni garanzia, prima di ogni sapere per sentito dire, prima di ogni prefigurazione di una meta e di una ricompensa, prima di avere un nome, prima di incontrare Gesù stesso e ogni altro maestro: è la nostra nuda esistenzialità. Partire dalla propria nuda esistenzialità è partire da ciò che veramente siamo, è “essere dalla verità”.

A molti di noi la tradizione del battesimo agli infanti ha precluso l’esperienza della nudità esistenziale prima del battesimo.

In parte quella nudità fu sperimentata dai nostri genitori che, senza garanzia futura, hanno esultato al concepimento della vita di ciascuno di noi, senza sapere che cosa noi avremmo fatto. Senza la memoria esperienziale della propria nudità esistenziale, ma soltanto forniti di sapienza indotta da fuori, compreso da Gesù stesso senza aver potuto di nostro dirgli “Tu sei il Cristo”, nei momenti esaltanti della vita noi ci inorgogliamo, mentre nei momenti tragici ci abbandoniamo all’angoscia. Il non aver riconosciuto noi, dalla nostra nudità esistenziale, il Cristo in Gesù, ma solo averlo conosciuto per sentito dire da questa o da quella scuola teologica, con un Gesù
indotto e non incontrato dalla propria nuda esistenzialità, noi possiamo, nel suo nome appreso da altri, farci reciprocamente la guerra di religione.

Mi hanno commosso profondamente alcune espressioni che un anziano sacerdote lasciò scritte nel suo diario, riportate in “Non sono solo” di Luciano Redi (1984).
“Credere è sempre un voler credere...” (p. 117) “Più si sente Dio e meno se ne può parlare” (p. 92) “Non ho dato scandalo alla mia gente, ma ho scandalizzato te, o Signore” (109) “Sono apparso perfetto perché perfetta è stata la mia impostura”. (p. \109)

Le ultime due espressioni, per chi si è accontentato di un Gesù indotto, per sentito dire, sembrano blasfeme, Ma chi ha riconosciuto Gesù dalla sua nudità, quelle parole sono vere. Vedendo dalla memoria esperienziale della propria nudità esistenziale, è agile riconoscere il Cristo in una bimbo che dorme nella mangiatoia. E in tutti i bambini, specialmente in quelli emarginati e gettati via.

La nudità esistenziale è fonte di commozione, come l’acqua sorgiva che zampilla dalla roccia, la stessa eppure così diversa da quella che scorre dai nostri rubinetti. L’acqua sorgiva da se stessa si apre l’alveo e scorre dove non sa, gorgheggiando. E’ anche come galleggiare su una barchetta da sola/o nell’oceano notturno. Sola/o, nella propria nudità esistenziale. Alcuni astrologi videro una stella salire e si misero in viaggio.

La memoria della propria nudità esistenziale è un potente richiamo a contemplare la propria infinitesimale porzione di consistenza nell’immensità cosmica.

E’ anche un sentirsi plaudire dall’immenso creato per essere dotati, noi piccolissime esistenze, di intelligenza e di volontà che reciprocamente comunicano in libertà.
Che l’Avvento sia un ritorno alla propria nudità esistenziale, all’essere dalla verità senza appoggi, per dare al bambino che giace nella mangiatoia il nome che la propria nuda esistenzialità, di suo, gli dà. Se diamo tutti lo stesso nome, forse stiamo recitando il teatrino di natale, o siamo degli automi.

La festa di Natale del mondo appare splendente.

Un vecchio prete, che lo scrittore che ne ha pubblicato il diario, attesta essere stato generoso e umile, scrisse nel suo diario: “Sono apparso perfetto perché perfetta è stata la mia impostura”.

Corriamo e corriamo a comperare regali, a prenotare mete turistiche invernali al di là dei campi di guerra... La sicurezza deve essere perfetta, gli estranei devono stare a casa loro, i mezzi di trasporto devono funzionare e, se non è così, si deve individuare il colpevole: ma io voglio il mio bel natale.

Chi ignora la sua esistenzialità non ha mai colpa.

Quando la notte si fa perfettamente buia, l’alba è vicina. L’occhio vigile vede e il cuore puro gioisce.

p. Luciano



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