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Teatro dell'anima

UN FRANCESCO SENZA AUREOLA

Nell’ottavo centenario della morte di S. Francesco d’Assisi, uno spettacolo di Giuseppe Marchetti distrattamente ispirato al romanzo di Nikos Kazantzakis del 1955 dedicato al Poverello di Assisi. Per il titolo “Un Francesco senza aureola”, il testo si è ispirato a Perdita d’Aureola”, un poemetto in prosa compreso nella raccolta postuma de Lo Spleen di Parigi, pubblicata da Baudelaire nel 1869. Nella frenetica vita cittadina di Parigi il poeta ha perduto l’aureola, che gli è caduta nel fango. Non la raccoglierà perché, senz’aureola, può andare a zonzo in incognito, commettere delle bassezze e abbandonarsi al piacere come i semplici mortali. 

Nel nostro spettacolo, un Francesco, senza l’aureola della santità, s’aggira cercando di capire chi è. Un’identità che ha perduto perché molto è stato scritto su di lui, da la Vita prima e Vita seconda, entrambe messe al bando dall’autore della Legenda maior, Bonaventura da Bagnoregio – si stima che esistano oltre 100mila opere tra biografie, saggi storici, teologici e letterari, a cui si aggiungono migliaia di manoscritti medievali –, tanto che Francesco dirà: “Hanno appoggiato troppe parole su di me”. 

E da dove inizia per ritrovare sé stesso? Ne il Genesi. Nell’inizio. Nel Ground Zero del Giardino dell’Eden, dove si colloca, in compagnia del Signore Dio che passeggia alla brezza della sera (Gen 3.8). Accanto a Dio ama la vita amata da Dio, la natura, l’amicizia, la musica, guidato dalla “follia” della sua fede che gli permette di guardare Dio come lo guardano gli animali, gli alberi, i sassi. Con uno sguardo privo della sapienza del sapere e colmo della sapienza della poesia: “Io, Francesco, ho scritto solo di poesia per unirmi alle cose da cui il sapere ci ha separati. Niente studi, niente sapienza nel nuovo Giardino dell’Eden”.  

E non può essere altro che un poeta. Francesco scrive e parla in volgare mentre le biografie ufficiali vengono scritte in latino, nella lingua del sapere. La sua dolcezza è disarmante quanto la sua ferocia, un agnello fra i lupi della politica e dell’ambizione che si insinuano perfino nella confraternita. 

È dal romanzo di Nikos Kazantzakis del 1955, elaborato da una scrittura superbamente lirica e capace di trasmettere le emozioni evocando immagini concrete, che il testo di Giuseppe Marchetti prende le mosse. Il Francesco di Kazantzakis vive e parla dal Giardino dell’Eden, che altro non è che la nostra Terra, da non confondere con il Mondo; ed è da lì che gli riesce di guardare oltre la fisicità delle cose, beandosi nel vedere un mazzo di rametti secchi e spinosi come se fosse un mazzo di fiori bianchissimi. E ancora, di assicurare a sorella Chiara che baciando Satana sulla bocca ritornerà ad essere quel che era prima della caduta, un arcangelo.

Di Giuseppe Marchetti
Con Francesco Bramè, Paolo Massini, Alessandro Calabrese e Vincenzo Lonati
Drammaturgia e regia di Giuseppe Marchetti
Assistente alla regia Anna Danesi
Video di Maurizio Pasetti e Mara Favero
Presenta Mario Menin, direttore “Missione Oggi” 


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