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“L’immagine del Titanic che naviga nella notte a tutto vapore in cerca di primati viene spesso evocata come giusta metafora del nostro tempo: ma solo sorvolata e subito disattesa. Fino a quando l’orchestrina di bordo continuerà a suonare, ci saranno passeggeri che danzeranno spensieratamente (sotto le stelle!) rassicurati dalla loro stessa ignoranza. Altri, pur nell’evidenza della situazione catastrofica, si ostinano a illudersi di poterla scampare, rassicurati dalle garanzie (e dalle bugie) del comandante con la complicità del suo equipaggio. Dei rassegnati, è inutile parlarne” (Ermanno Olmi, Il Sole 24 Ore, 7 agosto 2011).

Il pensiero lucido dell’ottantenne regista de “L’albero degli zoccoli” (1978) e de “Il villaggio di cartone” (2011) potrebbe fare da indovinato preludio del Convegno di Missione Oggi (5 maggio 2012): Capaci di futuro? Dalla crisi un nuovo inizio. Esso, infatti, interpella la nostra capacità di pensare il futuro insieme, Nord e Sud, Oriente e Occidente, dopo che per mezzo secolo in Occidente abbiamo scelto come primo scopo la ricchezza e creduto nella crescita senza limiti, saccheggiando il resto del mondo.

Cosa non ha funzionato? Dove abbiamo sbagliato?

A queste domande cercherà di rispondere il Convegno, anche a partire dall’immagine biblica della “Gerusalemme celeste”, che in redazione abbiamo scelto quale simbolo dell’evento, per la sua portata evocativa della crisi che colpisce l’Italia e tutti gli Stati che fino a ieri erano considerati “sviluppati”. La “Gerusalemme celeste” potrebbe indicare la novità di un’economia centrata sull’imitazione del go’el – parola biblica per dire liberazione e riscatto di chi è escluso ed emarginato –, di fronte alla “grande Babilonia” che invece potrebbe alludere agli schemi liberisti, secondo i quali solo più ricchezza può garantire benessere ai poveri.

Le due città bibliche sono speculari, ma profondamente intrecciate nel nostro vissuto quotidiano, addirittura nel nostro pensiero e comportamento di cittadini confusi, quando non spensierati, ignoranti e rassegnati, senza la passione di discernere le forze al servizio della “grande prostituta” da quelle al servizio della “Gerusalemme celeste”. Di fronte ad un’estetica dell’arricchimento e del lusso, che si fa scherno dei poveri, Missione Oggi si chiede quali ricette gli economisti mainstream stiano prescrivendo per il nostro paese in questo momento di crisi mondiale: quelle della “grande Babilonia”, cioè di un’economia che accentra la ricchezza nelle mani di sempre meno persone, imprese e banche, chiedendo sacrifici solo a chi è già stato sacrificato sull’altare della ricchezza e del consumo senza riguardi; oppure quelle della “Gerusalemme celeste”, centrate sulla vita delle persone, anzitutto dei poveri e degli esclusi.

Il dilemma della politica in generale – e non raramente anche della Chiesa – è quello di voler costruire la “Gerusalemme celeste”, lasciando intatto il sistema della “grande Babilonia”.

Il suo dramma – e non raramente anche della Chiesa – è quello di voler costruire il nuovo con il vecchio, smentendo il detto evangelico, che invece recita: “nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi”.

Missione Oggi si propone di affrontare il tema della crisi, non solo dal punto di vista della cittadinanza, ma anche della fede cristiana, in un mondo sempre più plurale (e pluralista), dove la missione della Chiesa non è quella di costruire un’isola felice di salvezza, ma di essere segno e strumento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano (Concilio Vaticano II).

Insomma, il Convegno 2012 lancia, anzitutto ai lettori e agli amici di Missione Oggi, la sfida della fede vissuta con responsabilità globale, interculturale e interreligiosa, cioè da fratelli e sorelle universali.



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