Skip to main content
Condividi su

L’alternativa al Nuovo Modello di Difesa, ma anche al “sistema di guerra” in genere, si chiama “Difesa Popolare Nonviolenta”.

Gli eserciti, se vogliono avere futuro  (e possono averlo), devono trasformarsi in “corpo di polizia internazionale”.

La costruzione o ricostruzione della pace è anzitutto opera di civili e solo in secondo luogo, e per certi aspetti, opera di polizia internazionale.


Chi sono gli ingenui e chi i realisti?

L’aggettivo “ingenui” viene di solito affibbiato ai pacifisti.  Al contrario, ingenui sono quasi sempre stati i militaristi che, con la scusa “se vuoi la pace, prepara la guerra”, hanno continuato a fare guerre sempre più orrende, per lo più dettate da sporchi interessi (vedi la storia delle guerre coloniali) con la copertura di ideali fasulli (portare la civiltà!). La realtà oggi è che le armi - perfino quelle nucleari - circolano liberamente sui mercati mondiali, alla faccia tutti gli embarghi, mentre la gente muore di fame.

Veri realisti sono stati i grandi nonviolenti, che sono l’esatto contrario della passività. Anzi, sono dei veri lottatori.  E le loro vittorie, senza uccidere nessuno e con poche vittime anche tra le proprie file, fanno ormai parte della “storia” e non dell’”utopia”.

La costruzione politica (più che affaristico-militare) dell’Europa e delle altre aree continentali e subcontinentali, fino ad una vera unione politica mondiale (cioè un’ONU democratizzata e rafforzata), è una via giuridica obbligata alla pace, visto che oggi i problemi sono mondiali e vanno risolti anche a quel livello, con il “principio di sussidiarietà”.  Ricordava La Pira: “Pax ex jure - La pace dal diritto”.

Gli eserciti, in tale prospettiva, se vogliono avere futuro  (e possono averlo), devono trasformarsi in “corpo di polizia internazionale”.  Ma non basta cambiare il nome, come avvenne per la guerra del Golfo.  Occorre una trasformazione radicale, che equivale all’abolizione degli eserciti nazionali.

L’on. Tina Anselmi, componente della Commissione governativa d’inchiesta sui fatti della Somalia,  dice cose molto simili pur senza arrivare a parlare di eliminazione degli eserciti e di una loro trasformazione in corpo di polizia internazionale.  Sostiene che occorre un esercito fatto di uomini capaci di costruire la pace, non di combattere il nemico; uomini forti di un addestramento che metta in primo piano il rispetto della persona.  “Le cosiddette guerre moderne - spiega l’Anselmi - esigono un contributo in termini di costruzione delle condizioni di pace.  Queste missioni devono essere composte da uomini dotati di un bagaglio culturale e di conoscenze del paese dove vanno a operare, degli usi e costumi locali, della religione e della storia di quei popoli.  Una formazione quindi che non sia solo tecnica, ma che contenga i valori più importanti di un’educazione da portare avanti, dall’asilo alle caserme e fino alle accademie militari, per quanto riguarda i livelli di comando. Se non capiamo questo, vuol dire che ci siamo presi in giro” (intervista su Avvenire del 10.3.’97).

È difficile, tuttavia, che le scuole di guerra, come sono le accademie militari, possano essere contemporaneamente scuole di pace. Ma la logica delle cose esige, nell’era planetaria, quel cambiamento strutturale-addestrativo più radicale sopra descritto.

DAGLI ESERCITI ALLA POLIZIA INTERNAZIONALE

Nello stesso senso dell’on. Anselmi, ma con prospettiva e terminologia forse più innovative, il prof. Antonio Papisca dell’Università di Padova, in una nota sul tema della polizia internazionale, scrive così: “Il nuovo diritto internazionale (Carta della Nazioni Unite e Convenzioni giuridiche internazionali sui diritti umani) ammette l’uso del militare soltanto per le finalità e nelle forme della polizia internazionale.

La differenza tra un’operazione di polizia e un’operazione di guerra è netta: con la prima, si tratta di neutralizzare un criminale o un gruppo di criminali, nel rispetto della legge; con la seconda, di distruggere il ‘nemico’ (che non è soltanto un esercito, ma anche uno stato, un popolo, un territorio), al di là e al di sopra della legge.

La differenza sta, naturalmente, anche nel tipo di mezzi di coercizione impiegati e, soprattutto, nel tipo di testa di chi li usa.  Il poliziotto internazionale non è, non può essere il ‘soldato’ addestrato, nelle caserme e nelle accademie, a fare la guerra e quindi a distruggere il nemico.  La sua testa dev’essere diversa da quella del soldato. La riconversione degli eserciti a funzioni di polizia passa attraverso la riconversione delle teste, cioè attraverso nuovi programmi di formazione e di addestramento.  Chi è addestrato come soldato non può, con un ‘training’ di due o tre giorni, diventare un operatore di pace delle Nazioni Unite.  Ci vogliono nuovi programmi e nuovi centri di formazione e addestramento.

Tanto per cominciare (dalla testa dei capi), bisogna togliere lo scandalo della ‘scuola di guerra’ di Civitavecchia.  Se la guerra è vietata, non ci può essere una ‘scuola di guerra’! Occorre cambiare denominazione: ‘scuola delle operazioni di pace’ o ‘scuola di polizia internazionale’.  Occorre approfittare dell’ennesima ‘evidenza empirica’ (gli scandali della Somalia, della Bosnia, ecc.) per fare il salto di qualità definitivo.

Bisogna trovare dei parlamentari che facciano interpellanze e avanzino proposte di riconversione: il momento è quello giusto! Ci vuole un parlamentare che presenti un ‘nuovo modello di difesa’ non più ‘nazionale’ ma ‘collettiva’, fondata sui principi del nuovo diritto internazionale e rispondente alle esigenze di riconversione degli eserciti in forze di polizia internazionale”.

L’APPELLO DEI NOBEL PER LA PACE

Alla luce di queste considerazioni del prof. Papisca, non si dimentichi il discorso fondamentale dei “corpi civili di pace” o “caschi bianchi”, con relative scuole di peace-keeping e peace-building.  La costruzione o ricostruzione della pace è anzitutto opera di civili e solo in secondo luogo, e per certi aspetti, opera di polizia internazionale.

Anzi, le grandi lotte nonviolente sono per eccellenza opera collettiva di tutta la gente unita: Difesa Popolare Nonviolenta. È questa la vera alternativa alle guerre di oggi  e di domani.  Ma per questo occorre una nuova cultura e una nuova educazione, “fin dall’asilo” come dice Tina Anselmi.  È precisamente questa la proposta formulata all’ONU da un gruppo di Nobel per la Pace (cf. M.O., settembre e ottobre ’97).

Proprio venti premi Nobel per la pace hanno firmato il 2 luglio ’97, a Parigi, un appello ai capi di stato dei paesi membri dell’ONU, chiedendo che l’Assemblea generale proclami un “Decennio della nonviolenza 2.000-2.010”, a vantaggio dei milioni di bambini che “soffrono in silenzio delle conseguenze della violenza”.

Tra i firmatari dell’appello figurano Nelson Mandela e Frederick W. De Klerk, Mikhail Gorbaciov, Madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama, Aung San Suu Kyi, Shimon Perez e Yasser Arafat.  “Noi trasmettiamo ai bambini del terzo millennio una tecnologia magnifica”, ma anche “un pianeta malato, una mondializzazione della guerra economica al servizio della ‘teologia del mercato’, una famiglia umana in piena confusione e lacerata”,  affermano i Premi Nobel.  “I nostri bambini avranno bisogno della saggezza di cui noi manchiamo”, per rinunciare ad una violenza “diventata oggi suicida”.

All’Assemblea generale dell’ONU si chiede quindi che, durante il decennio 2.000-2010, “la nonviolenza sia insegnata a tutti i livelli della società, allo scopo di rendere i bambini coscienti del suo significato reale e pratico e dei suoi benefici nella vita di ogni giorno”.

Tutto questo insieme di riflessioni e opinioni denota che i pacifisti non sono ingenui, ma hanno già incominciato a cambiare la storia, umanizzandola, e stanno ponendo le basi culturali, pedagogiche, tecniche ed esperienziali per una svolta globale dell’umanità, dal punto di vista religioso e civile, in senso nonviolento.

SPIRAGLI DI NUOVA POLITICA

Se le cose stanno come detto fin qui, nel governo Prodi si nota, tuttavia, qualche spiraglio di una politica nuova, una politica di pace, quasi in controtendenza rispetto alla mentalità generale.

Agli Esteri, la sottosegretaria Patrizia Toia del Partito Popolare si è distinta per la battaglia, vinta, all’ONU, contro la pena di morte, anche se si sa quanto poco contino le risoluzioni dell’Assemblea.  La Farnesina si è pure battuta per contrapporre, all’entrata di Germania e Giappone fra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un avvicendamento di paesi diversi, anche del Terzo Mondo. Che sia un tentativo di democratizzare l’ONU? Anche il sottosegretario Rino Serri sta lavorando per riavviare la politica di cooperazione internazionale sui giusti binari.

Qualche segno di novità sembra riscontrarsi in un discorso tenuto dal ministro della Difesa Andreatta al Convegno sul Servizio civile europeo (Torino, 4 luglio 1997). In questa sede, ha ribadito la sua linea contraria all’esercito di soli volontari professionisti, traendo lezione proprio dai fatti successi in Somalia, e confermato la sua preferenza per “un sistema misto, in modo che una quota importante di giovani di leva si integri con una di carattere più professionale”. Ha dichiarato: “Credo che i recenti fatti di cronaca legati alla missione internazionale Restore Hope in Somalia abbiano fatto comprendere anche ai più strenui sostenitori di una leva di soli professionisti quali fossero le mie preoccupazioni e i possibili rischi”.

L’on. Andreatta ha inoltre ribadito che la presentazione del suo progetto di “Servizio civile nazionale” non intende “interferire con l’iter di una proposta di legge in discussione in Parlamento” da varie legislature.  Anzi, il ministro ha riconosciuto che “la normativa sulla obiezione di coscienza ha avuto un iter parlamentare particolarmente problematico e complesso, ed è giusto che giunga finalmente ad una conclusione positiva”.

Con queste ed altre affermazioni, del resto ribadite alla Camera il 14 luglio ’97 dal sottosegretario alla Difesa Rivera, il ministro non sconfessa certo la prospettiva militar-imperialista del NMD, né si sposta dalla cultura di guerra alla cultura dell’obiezione e della nonviolenza; ma nemmeno segue, anzi si apparta dalla corsa all’esercito di soli professionisti, che sembra oggi prioritario nella maggioranza dei paesi europei.

Anche Prodi conferma che la vicenda parlamentare delle N.L.-O.  “sembra avvicinarsi al suo esito”.  Si desume dall’insieme che la considerazione positiva del governo per gli obiettori è più dovuta al servizio civile da essi prestato che non alla nonviolenza e all’antimilitarismo che li motiva. Il primo ministro avverte comunque che la crescita considerevole degli obiettori è anche segno di una certa crescita dei valori della solidarietà e della pace nei giovani.

Si spera che nel “confronto-dibattito con le forze sociali, con il mondo dell’associazionismo e del volontariato”, pure auspicato dal ministro Andreatta, emerga più chiaramente la correzione di rotta necessaria da compiere nella politica estera e della difesa, senza più rincorrere il falso giudizio di valore finora tributato al NMD, sviluppando invece le prospettive politiche e giuridiche di pace presenti nella Costituzione italiana. Così l’Italia può e deve tornare ad essere faro di civiltà, senza accodarsi a Stati Uniti, Francia e altri paesi - cosiddetti più progrediti - sulla via di un deleterio e criminale “patto scellerato”, quale è nel suo complesso il NMD.

A.C.


OCCORRE UNA SVOLTA POLITICA

Anzitutto occorre che il governo Prodi dia una svolta alla sua politica estera e della difesa. Come ho già sostenuto in una lettera aperta, Per una nuova politica estera, visto che il potere mondiale, oggi, è economico e non politico, e che poche multinazionali detengono un potere internazionale superiore a quello degli stati, senza un’autorità politica mondiale che funga da regolatore a garanzia del bene comune, le multinazionali sono in preda ad un liberismo sfrenato, che non rispetta nulla e nessuno.

Le politiche nazionali sono succubi e distorte dal potere economico mondiale, che le asserve a sé mediante un “sistema subdolo, a volte sfacciato, di connivenze e di corruzione”. L’ONU stessa, priva di vera autorità, è l’emblema di questa debolezza del potere politico rispetto all’economico-finanziario. Gli stessi meccanismi economici dell’ONU, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (BM), con le loro politiche di “aggiustamento strutturale”, di fatto non sono funzionali al bene comune dell’umanità ma al sistema di potere economico che impoverisce il Terzo Mondo. Esiste un “nuovo diritto internazionale”, centrato sui diritti dell’uomo e dei popoli, ma resta sulla carta senza un’autorità politica mondiale effettiva.

Da queste considerazioni scaturiscono le seguenti proposte, valide per ogni politica sensata, in particolare oggi per il governo dell’Ulivo:
  1. L’Italia proponga senza mezzi termini la democratizzazione e il rafforzamento dell’ONU (Costituzione art. 11).
  2. L’Italia chieda la revisione delle politiche di aggiustamento strutturale del FMI e della BM.
  3. Il ministero degli Esteri rilanci le “politiche di cooperazione”, almeno a livello nazionale ed europeo, all’insegna di una vera solidarietà tra i popoli.
  4. L’Italia dia piena attuazione all’art. 11 della Costituzione e all’art. 43 della Carta dell’ONU, avviando la trasformazione radicale dell’esercito in un vero “corpo di polizia internazionale”.
  5. L’Italia metta da parte il NMD, imperniato sul conflitto Nord-Sud del mondo.
  6. L’Italia chieda la revisione radicale e, in definitiva, il superamento della NATO nel senso dei due punti precedenti.
  7. L’Italia promuova, a livello nazionale ed internazionale, forme di DPN organizzata. Insieme all’organizzazione dei “caschi blu” favorisca l’organizzazione dei “caschi bianchi”, sia per prevenire i conflitti che per conservare, imporre e costruire la pace (cf. M.O., maggio ’95).

A.C.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito