UN VESCOVO USA A BUSH - CRESCENTE ANSIA DI CAMBIAMENTO
LETTERE
Già avevamo letto con interesse il documento riportato da Adista. Accogliendo la richiesta del nostro amico, volentieri lo riprendiamo. Merita davvero di essere fatto conoscere.
Riportiamo un brano della lettera annuale di mons. Casaldaliga, che un amico ci ha inviato. Raggiunti i 75 anni, il vescovo sta per lasciare la guida della sua diocesi brasiliana.
FATE CONOSCERE QUESTA LETTERA
Caro direttore, abbonato da molti anni alla rivista, che tanto apprezzo, torno a lei nella speranza che le sia possibile pubblicare su Missione Oggi la mia breve presentazione e l’articolo di Adista, perché mi è sembrato molto interessante: una voce di verità, forte e coraggiosa, che porta un po’ di luce in questo buio e inestricabile tunnel che l’umanità sta attraversando.
Una voce che, secondo me, si dovrebbe divulgare per dare un valido apporto all’avvio di una risoluzione del groviglio di contraddizioni e di silenzi preoccupanti che l’impero del denaro riesce a far passare, almeno nell’opulento Occidente.
Mi farebbe piacere potermi mettere in comunicazione con persone che condividono queste mie convinzioni, anche allo scopo di unirci per dare il nostro apporto positivo a questa società, che sembra proprio abbia perso la “retta via”. Chi fosse interessato, mi telefoni: 0342/211349, preferibilmente dalle 19 alle 20.
LUZZI MARCO, Sondrio.
LETTERA DI UN VESCOVO USA A BUSH
Racconti la verità al popolo, signor presidente, a proposito del terrorismo. Se le illusioni riguardo al terrorismo non saranno disfatte, la minaccia continuerà fino a distruggerci completamente. La verità è che nessuna delle nostre migliaia di armi nucleari può proteggerci da queste minacce. Nessun sistema di Guerre Stellari (non importa quanto siano tecnologicamente avanzate né quanti miliardi di dollari vengano buttati via con esse) potrà proteggerci da un’arma nucleare portata qui su una barca, un aereo, una valigia o un’auto affittata. Nessun’arma del nostro vasto arsenale, nemmeno fosse una cospicua parte dei 270 miliardi di dollari spesi ogni anno nel cosiddetto “sistema di difesa”, può evitare una bomba terrorista. Questo è un fatto militare.
Signor presidente, lei non ha raccontato al popolo americano la verità sul perché siamo bersaglio del terrorismo, quando ha spiegato perché avremmo bombardato l’Afghanistan e il Sudan. Lei ha detto che siamo bersaglio del terrorismo perché difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani nel mondo.
Che assurdo, signor presidente! Siamo bersaglio dei terroristi perché, nella maggior parte del mondo, il nostro governo difende la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento umano. Siamo bersaglio dei terroristi perché siamo odiati. E siamo odiati perché il nostro governo ha fatto cose odiose.
In quanti paesi, agenti del nostro governo hanno deposto dirigenti eletti dal popolo, sostituendoli con militari-dittatori, marionette desiderose di vendere il loro popolo a corporazioni americane multinazionali?
Abbiamo fatto questo in Iran, quando i marines e la Cia deposero Mussadegh perché aveva intenzione di nazionalizzare il petrolio. Lo sostituimmo con lo scià Reza Pahlevi e armammo, allenammo e pagammo la sua odiata guardia nazionale Savak, che schiavizzò e brutalizzò il popolo iraniano per proteggere l’interesse finanziario delle nostre compagnie di petrolio. Dopo questo, è difficile immaginare che in Iran ci siano persone che ci odiano?
Abbiamo fatto questo in Cile. Abbiamo fatto questo in Vietnam. Più recentemente, abbiamo tentato di farlo in Iraq. E quante volte abbiamo fatto questo in Nicaragua e nelle altre Repubbliche dell’America latina?
Una volta dopo l’altra, abbiamo destituito dirigenti popolari, che volevano che le ricchezze della loro terra fossero divise tra il popolo che le ha prodotte. Noi li abbiamo sostituiti con tiranni assassini, che avrebbero venduto il proprio popolo per ingrassare i loro conti correnti privati attraverso il pagamento di abbondanti tangenti affinché la ricchezza della loro terra potesse essere presa da imprese come la Sugar, United Fruits Company, Folgers e via dicendo. Di paese in paese, il nostro governo ha ostruito la democrazia, soffocato la libertà e calpestato i diritti umani.
È per questo che siamo odiati nel mondo. Ed è per questo che siamo bersaglio dei terroristi.
Il popolo canadese gode di democrazia, di libertà e diritti umani, così come quello della Norvegia e Svezia. Lei ha sentito mai dire che un’ambasciata canadese, svedese o norvegese siano state bombardate? Noi non siamo odiati perché pratichiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani. Siamo odiati perché il nostro governo nega queste cose ai popoli dei paesi del Terzo Mondo, le cui risorse fanno gola alle nostre corporazioni multinazionali. L’odio che abbiamo seminato si ritorce contro di noi per spaventarci sotto forma di terrorismo e, in futuro, terrorismo nucleare.
Una volta detta la verità sul perché dell’esistenza della minaccia e della sua comprensione, la soluzione diventa ovvia. Noi dobbiamo cambiare le nostre pratiche. Il liberarci delle nostre armi (unilateralmente, se necessario) migliorerà la nostra sicurezza. Cambiare in modo drastico la nostra politica estera la renderà sicura.
Invece di mandare i nostri figli e figlie in giro per il mondo a uccidere arabi, per poter avere il petrolio che esiste sotto la loro sabbia, dovremmo mandarli a ricostruire le loro infrastrutture, fornire acqua pulita, alimentare i bambini affamati.
Invece di continuare a uccidere migliaia di bambini iracheni tutti i giorni con le nostre sanzioni economiche, dovremmo aiutare gli iracheni a ricostruire le loro centrali elettriche, le stazioni di trattamento delle acque, i loro ospedali e tutte le altre cose che abbiamo distrutto e abbiamo impedito di ricostruire con le sanzioni economiche.
Invece di allenare i terroristi e squadroni della morte, dovremmo chiudere la nostra “Scuola delle Americhe”.
Invece di sostenere la ribellione e la destabilizzazione, l’assassinio e il terrore in giro per il mondo, dovremmo abolire la Cia e dare il denaro speso da essa ad agenzie di assistenza. Riassumendo, dovremmo essere buoni invece che cattivi.
Chi tenterebbe di trattenerci? Chi ci odierebbe? Chi vorrebbe bombardarci?
Questa è la verità, signor presidente. È questo che il popolo americano ha bisogno di ascoltare.
MONS. BOWMAN - Vescovo in Florida, Usa.
UNA CRESCENTE ANSIA DI CAMBIAMENTO
C’è una crescente, incontrollabile ansia di cambiamento. Nei messaggi, incontri e programmi l’imperativo di fondo è: vogliamo un’altra cosa! Vogliamo un altro mondo, perché un altro mondo è possibile, è necessario e urgente. Un solo mondo, senza primi e terzi, senza imperialismi e genocidi, senza guadagni sanguinari e senza esclusioni disperanti.
Nel mondo questa volontà di cambiamento si esprime simbolicamente nel Forum sociale mondiale e in quelli nazionali. Nella nostra America il cambiamento più significativo si chiama oggi Lula, con una proiezione di speranza per tutto il continente. Nella chiesa le inquietudini convergono nella proposta di un processo conciliare, forse considerato inopportuno da certi spiriti involuti, ma senza dubbio traduce molto ecclesialmente la volontà di molti di essere e di fare una chiesa altra: più schierata a fianco dei poveri del Regno, più inculturata, più samaritana, più sinodale, più corresponsabile, più fraterna.
La verità è che siamo stanchi di dominazione e di mancanza di trasparenza, nelle diverse sfere pubbliche e in quelle personali. Questo nostro mondo e questo nostro piccolo cuore, tanto cattivi a prima vista, portano una profonda carica di buona volontà, di sete di verità, di fame di vita e di Dio. I segni dei tempi, malgrado tanti segni contrari, sono molto luminosi, e caricano speranza. Come dice un proverbio sefardita: l’ora più buia è quando sta per albeggiare…
PEDRO CASALDALIGA, vescovo di Sâo Felix do Araguaia - Brasile.







